venerdì 15 gennaio 2010


IL CONTINENTE...VERO!


E alla fine Palanquinha non ha fatto il miracolo per i padroni di casa e dopo il botto iniziale con la messa a repentaglio della manifestazione e del suo svolgimento in seguito all'attacco alla nazionale togolese il finale non ha registrato scosse e la Coppa d' Africa è finita nelle mani di sempre, di quei Faraoni predoni di trofei da offrire al loro Dio Ra. E' oramai una consuetudine che si ripete per la terza volta consecutiva per la corazzata del panorama africano che vanta il maggior numero di trofei (7), di finali disputate (8), e di partecipazioni (22). Il Real Madrid fatto a nazionale del continente che "spinge" (in tutti i sensi) verso l'Europa.
L'Egitto è la nazionale che ha giocato il miglior calcio, il più organizzato, il più risoluto benchè la somma dei talenti individuali non arrivi a quella di almeno altre 4 nazionali presenti alla rassegna. Ma ai posteri resterà, oltre al risultato indelebile scolpito sui papiri, anche una sensazione di completezza, compattezza e competitività che non può lasciare indifferenti.
Si è tanto, troppo discusso sul livello medio della manifestazione e i tanti detrattori hanno sparato mitragliate ben più mortifere di quelle dell' attacco nell'enclave petrolifera di Cabinda rivendicato dal FLEC (acronimo del Fronte di Liberazione dell'Enclave di Cabinda).
Però gli alibi che possono produrre gli africani sono sufficientemente consistenti per essere rinviati a giudizio tra qualche mese qualche grado di latitudine più a sud quando in Sudafrica ne vedremo delle belle, statene pur certi.
Dicevamo delle scusanti. Caldo in primis, al quale i numerosi interpreti abituati al gelo di questo inverno europeo, hanno dovuto assimilirare adattandosi forzatamente. Terreni di gioco non sempre il linea con un calcio moderno: gibbosità, sabbiosità, hanno di fatto alterato la qualità del gioco. Scarsa coesione di squadra visto che quasi tutti gli interpreti delle squadre favorite si vedono col contagocce, sparsi tra tutti i campionati europei (e non solo) e le amichevoli (a differenza delle nazionali del vecchio continente) non sono all'ordine del giorno. Se a ciò addizioniamo diverse assenze di riguardo causa infortuni o mancate chiamate, il quadro è abbastanza delineato affinchè l'asprezza di giudizio possa essere almeno sospesa.
E in effetti la rassegna ha lamentato carenze di spettacolo a volte così evidenti da apparire davvero fuori luogo visto l'enorme tasso tecnico di alcune formazioni nonostante defezioni illustri come quelle di Marocco, Senegal, Sudafrica su tutte, ma anche Guinea e Repubblica Democratica del Congo.
Proviamo quindi a fare un breve escursus sulle 16 partecipanti iniziando da chi ha deluso maggiormente.
KONE' DI...VOMITO: candidata principe ad alzare un trofeo vinto solo una volta nel 92 e per giunta ai rigori, la formazione di Halilhodzic ha lasciato dietro di se una scia di squadra incompiuta e che potrebbe pregiudicare seriamente la permanenza alla guida tecnica degli "Elefanti" dello stesso tecnico bosniaco. Due gare nel gironcino monco e poi lo scontro decisivo nei quarti contro un'Algeria dominatrice e che nei supplementari avrebbe potuto ridurre in una poltiglia Drogba e compagni. Una rosa stellare (e sono rimasti a casa Romaric, Arouna Konè, Ya Konan, Seydou Doumbia, Lolo, Sekou Cissè, Sanogo tra gli altri) dalla quale al posto del Petrolio è stata estratta sabbia, come quella copiosamente presente nei campi angolani. Siamo certi che in Sudafrica sarà tutt'altra musica. Voto 3.
CAMERUN CON...VISTA (...CASA): dopo una serie di prestazioni raccapriccianti che sono culminate con un'eliminazione proprio nella gara nella quale i leoni molto domabili hanno espresso qualcosa in più del nulla delle precedenti 3 partite, il Camerun torna mestamente nella sua savana sbranato senza aver mai dato la sensazione di essere il Re della foresta. Rigobert Song, un'icona sbiadita dal tempo a comandare la difesa, mentre il giovane franco-camerunese Bassong rimasto a Londra, così come sono restati in Europa M'Bami, Atouba, Assou-Ekotto, Ze Meyong, Kome, non certo gente determinante per le sorti (questi cinque, non certo Bassong che lo sarebbe stato) ma tanto per far capire le potenzialità della rosa. Un Eto'o da brividi freddi (Makoun, R.Song e Geremi nel poker di due di picche) nel caldo angolano e del resto della truppa si è salvato solo Alexandre Song. Voto 3.
KESHI...FUOR D'ACQUA: la rocambolesca rimonta contro gli anfitrioni, oltre ad essere stato uno dei rari lampi di spettacolo puro di questa edizione della coppa d'Africa, sembrava poter delineare un cammino fatto di lunga vita per le aquile maliane. Invece, le precarie condizioni fisiche di Momo Sissoko e Mahamadou Diarra e la sterilità di Kanoutè hanno fatto il resto. Seydou Keita, generoso, non ha potuto da solo cantare e portare la croce di una squadra che mai ha dato la sensazione di essere arrivata in Angola col chiaro intento di guadagnarsi un posto al sole. Già le convocazioni avevano svelato una partecipazione dal profilo non consono alle potenzialità di quel paese. Una difesa priva di Kante, Djimi e Sammy Traorè, l'attacco senza la verve di Dramani Traorè e altre assenze minori ma pur sempre significative di un movimento che potrebbe ancora crescere con i giovani franco-maliani che potrebbero rinforzare lo stato sub-sahariano se optassero per il Mali. Keshi, che aveva portato il Togo ai mondiali (2006) per la prima volta, non è riuscito a trascinare la squadra nemmeno ai quarti. Voto 4.
MESSA IN UN...ANGOLA: l'avvenente moglie del Presidente Dos Santos si divertiva come una Pasqua nel suo elegante completo viola alla messe di reti che le "Pantere Nere" stavano rifilando al malcapitato Mali. Gli scoppiettanti quindici minuti finali riservavano solo dolori e delusioni che costellavano un apocalittico finale e il rocambolesco 4-4 che ne derivava. La vittoria sul Malawi e l'X con l'Algeria cucivano un quarto di finale che appariva tra i più abbordabili vista la caterva di infortuni che aveva colpito la spedizione ghanese sin dapprima dell'inizio del torneo e proseguita con la gravissima perdita del faro Essien.
Invece le sabbie mobili architettate dal non gioco della formazione di Rajevac mietevano le speranze degli angolani e di un'intera nazione che aveva approntato una manifestazione a prova di bomba (ma non aveva fatto caso ai...mitra) con tanto di stadi nuovi tirati su dagli onnivori cinesi. Una dipartita anticipata e in sordina, e il sogno di alzare la Coppa dovrà ancora attendere. Bene il semi sconosciuto Mabinà e il bomber Flavio. Voto 4.5
AMODU...MIO: da una tale quantità di giocatori di livello è partorita un'accozzaglia di uomini che per andare al mondiale ha dovuto benedire il suicidio tunisino in Mozambico e rispolverare il sempre utile Martins in veste di goleador ritrovato. Coperta un pò in tutti i ruoli, la coperta si è rivelata un velo di seta pronto a volar via al primo soffiar di vento e superato il gruppo dov'era francamente impossibile poter essere eliminati, ha preso la ruota della fortuna nella lotteria dei rigori contro lo Zambia in una gara in cui era stata sostanzialmente dominata dagli avversari. Squadra non squadra, vissuta d'istinti e momenti, ha trovato la sua morte sportiva contro un Ghana che definire non irresistibile è puro eufemismo. Tra i salvati, Shittu ed Obasi; tutti gli altri tra i sommersi nonostante un terzo posto che alla fine della giostra ripaga sotto certi versi la federazione. Voto 5
GHANA...? NO,...PIERDE...! una finale persa al minuto 85 ma raggiunta al termine di un torneo fatto di barricate che dalle "cinque giornate di Milano" dei moti anti austriaci del 1848, non se ne avevano più tracce. Rajevac ha predisposto un modulo piuttosto efficace e di semplice comprensione ed attuazione. Un portiere e 10 giocatori davanti a difendere la meta. Scusanti più di quelle di un barbone sorpreso a rubare un salamino dall'ipermercato ad iniziare dalla sfilza di infortuni pre-torneo. John Mensah, John Paintsil, Laryea Kingston, il malaticcio Tagoe, Appiah. Le mancate convocazioni di Muntari, reo di bisticcio con il tecnico, quella di Derek Boateng sostituto degli infortunati ma rifiutato dal Getafe, e poi le incertezze su due giovani che ballano tra il Ghana e la loro altra scelta: l'italo-Balotelli e il germano-K.P. Boateng. Posto tutto ciò e posto che si è comunque giunti in finale, lo spettacolo è stato semideprimente. Bene Inkoom e Vorsah. Voto 5.5
ATTACCO DI...CHERMITI: Benzarti si aspettava poco, nulla probabilmente da una squadra rinnovata e con soli sei elementi calcanti i campi di gioco europei. Un solo over 30 (il portiere di riserva Nefzi), un ventinovenne (Mrabet) e per il resto giovani e giovanissimi alcuni alla prima convocazione, altri con pochi gettoni di presenza per una squadra nuova dal midollo. Torna a casa senza aver perso, in un gruppo equilibrato e con la sensazione di aver almeno parzialmente lavato via la delusione dell'incredibile mancato pass mondiale perso in Mozambico quando tutto lasciava presupporre che le aquile di Cartagine potessero andare al loro quarto mondiale consecutivo. Si ritorna a Tunisi con la certezza di avere un gruppo giovane ed in grado di crescere e ridare lustro al calcio tunisino come nel recente passato. Voto 6.
IMPARA...DUARTE: privo del povero Togo, il gironcino con Costa d'Avorio e Ghana era sulla carta più che proibitivo ma la talentuosa squadra del portoghese Duarte ne è uscita a testa alta. Rosa ristretta ma di qualità alla quale sono mancati gli spunti del "biondo" Bancè, evirato poco prima del debutto, per incomprensioni tipicamente africane, i burkinabesi hanno tenuto in scacco il Brasile d'Africa (la Costa d'Avorio) e perso immeritatamente contro il Ghana. Buoni spunti della freccia zigzagante Pitroipa, in ombra le due punte di rilievo: il nizzardo Bamogo e Dagano, icona del paese che una volta era l'Alto...Volta. Poco utilizzato il talentino del CFR Cluj Yssouf Konè, ivoriano di nascita come Bancè.
Voto 6.
GIOCA...BENIN: il piccolo stato a forma di coscia di pollo che si allunga sino all'Oceano Atlantico abituato a non qualificarsi quasi mai, negli ultimi tempi ha perso questo brutto vizio e anche alla CAN 2010 c'era. Aggrappato all'unica stella, quel funambolo del PSG che risponde al nome di Sessegnon, il Benin era chiuso dal pronostico, ma ciononostante ha disputato delle discrete gare meritandosi ampiamente la sufficienza. Voto 6.
NOOIJ...CI SIAMO: quarta assoluta per i "Mambas" e tutto sommato la sufficienza è strappata con ragione. Squadra propositiva, con tentativi di calcio offensivo sulla carta piuttosto apprezzabili, la squadra del sud-est africano ha spremuto al 110% le proprie risorse invero piuttosto limitate e dopo aver giocato un brutto tiro mondiale alla Tunisia è anche andata a prendersi un punto. Nota di merito al tecnico olandese Nooij e voto 6.
MI MANDA MIO...COUSIN: alla quarta presenza, ospiterà la prossima edizione unitamente alla Guinea Equatoriale ed era il paese con meno abitanti tra i sedici presenti. Pochi elementi di valore tra i quali il veterano Daniel Cousin che dopo aver fatto gol in Francia si era trasferito all'Hull senza troppo successo e da questo gennaio vestirà la casacca granata dello storico club ellenico del Larissa. Aver battuto i potenti vicini del Camerun nella gara iniziale del girone è già motivo d'orgoglio e impresa da sottolineare. Essere usciti solo per il minor numero di reti segnate a parità di punti e differenza reti con Camerun e Zambia da orgoglio si trasforma in vanto e forse anche in rammarico. Voto 6.5.
ANTAR AL MONDIALE??...YA...HIA!! con un gol di rara bellezza del difensore centrale del Bochum la nazionale della mezza luna è tornata a calcare i palcoscenici mondiali a distanza dall'ultima partecipazione datata 1982. Uno spareggio al cardiopalmo giocato in campo neutro, in Sudan, in clima di guerriglia e vissuto ad alta tensione in entrambi gli stati con minacce e dispetti reciproci. Già appagati da questo illustre ritorno sulle scene planetarie, i biancoverdi maghrebini hanno subito una partenza shock venendo travolti dalla furia di una nazionale sconosciuta come quella del Malawi. Una batosta fragorosa (3-0) che però è stata assorbita bene e che ha partorito due prestazioni buone che hanno consentito a Matmour e soci di approdare ai quarti per sfidare i super favoriti della Costa d'Avorio. Quarti laddove hanno sfoggiato il vestito migliore andando a prendersi l'enorme soddisfazione di eliminare i favoriti principali dopo una gara tenace e che li ha visti sull'orlo del baratro ad un minuto dalla fine dopo il superbo gol di A.K. Keita, ma al quale hanno saputo immediatamente reagire con il pareggio repentino ed insperato di Bougherra. I supplementari sono stati stradominati e se la gara è rimasta in bilico sino alla fine è stato solo a causa degli errori madornali degli avanti algerini. La semifinale contro l'Egitto è stata tutt'altra storia ma la sensazione di una Coppa d'Africa completa rimane. Da segnalare Bougherra e Matmour su tutti. Voto 7.
MALAWI...DI...STAGIONE: una squadra senza stelle ha creato una delle più grandi sorprese spazzando via una delle qualificate africane alla prossima coppa del mondo. Mwafulirwa e Kanyenda hanno banchettato contro la difesa algerina. Peccato non esser riusciti a confermarsi nei due match successivi ma l'impressione di seconda squadra rivelazione dopo lo Zambia rimane tutta. Voto 7.
DAVVERO IN...ZAMBIA: ottima, davvero eccellente la manifestazione dello Zambia in considerazione della pressochè sconosciuta rosa a disposizione di Renard in cui spiccavano i soli Mulenga dell'Utrecht e Chris Katongo dell'Arminia Bielefeld. E invece anche la mezza punta Kalaba è emersa disputando un torneo sopra le righe si è rivelato un'autentico gioiellino il sedicenne Mbola parcheggiatosi al Pyunik Erevan (!) ma che ben presto troverà compratori di ben altro spessore. Un trottolino dal cross delizioso e dall'incessante proposizione ha sbalordito gli addetti ai lavori risultando il miglior terzino sinistro della coppa. Una squadra dall'età media piuttosto bassa e ben allenata dal francese Renard che erroneamente occupa la 70esima posizione del ranking mondiale. Uscita sfortunata ed immeritata ai calci di rigore contro la Nigeria. Avrei voluto vederla contro questo Ghana. A volte la storia si fa dal dischetto e questa volta le "pallottole di rame" (copper bullets) non hanno colpito nel cuore della storia. Voto 7.5.
ZINEDINE...ZIDAN: nessuno avrebbe scommesso una lira egiziana sui Faraoni colpiti ed affondati dall'Algeria nella navigazione verso il Sudafrica. Vogliamo novità, era il motto che arrivava dagli altri paesi africani fino all'Europa intera che credeva (me compreso) che mai e poi mai gli egiziani si sarebbero nuovamente issati sul tetto del continente nero. Lavoro e non scommetto, se scommettessi sarei sul lastrico e se avessi avuto il sentore che l'Egitto avrebbe potuto...beh, allora mi sarei goduto almeno una vacanza ai Caraibi coi soldini raggranellati dall'azzardo. Il problema dell'Egitto è che i problemi (vedi assenze di Aboutrika, Barakat, Zaki, Homos, Shawky e anche del reietto Mido) li trasforma in risorse (l'incommensurabile Nagy "Gedo") e i problemi degli altri che incontrano l'Egitto formato Coppa d'Africa diventano guai. 6 match, 6 vittorie: tutte senza appello. Gioco lineare e continuo inghirlandato dal tocco di magia di Gedo, al secolo Mohamed Nagy Ismail Afash, che si alza dalla panchina negli ultimi minuti della gara e la va a decidere (o a sigillare) con una rete. Così è stato anche nella finale contro un Ghana che dopo lungo boccheggiare aveva messo la testa fuori negli ultimi minuti ma che il prode Mohamed dal cognome vagamente ungherese si preoccupava di decidere dopo un scambio lussuoso regalando la terza coppa d'Africa consecutiva. Tanti i protagonisti di questa cavalcata. Dal portiere El Hadary ai difensori Gomaa, Moawad ed El Mohamady, ai centrocampisti Hassan e appunto Gedo, alle punte Moteab e soprattutto Zidan, vero fenomeno di sottovalutazione di questi anni nel calcio mondiale. Giocatore completo, può agire da prima punta come da mezza punta, largo sulla sinistra o in un ruolo più arretrato da centrocampista offensivo. Tanta qualità al servizio della squadra e del suo mentore e santone Shehata, vero amuleto dei Faraoni al quale presto sarà inaugurata una piramide.


Menzione speciale per il TOGO, avversato dalla sorte in virtù di un episodio gravissimo ma rimasto peraltro isolato a dimostrazione che le condizioni di sicurezza garantite sono state efficaci ed il torneo si è svolto regolarmente così come precipitose ed irrispettose per l'intero continente africano sono apparse le grida di allarme per l'imminente mondiale. Si ricorda a tutti che il Sudafrica non più di qualche mese addietro ha organizzato in modo impeccabile la Coppa delle Confederazioni e che le varie nazionali (e club) africane/i che disputano le qualificazioni o le coppe interne sono sempre state circondate dalla massima attenzione degli organi di controllo della sicurezza dei rispettivi paesi. Quindi, seppur deprecabile e sanguinario, l'attacco al pullman del Togo è decontestualizzato dalla manifestazione, svoltasi secondo canoni di assoluta serenità. Al Togo diamo un 10, molto meno alla propria federazione che ha fatto viaggiare la delegazione in pullman anziché in aereo, e molto meno ancora alla CAF che ha deciso in maniera alquanto singolare per un'esemplare punizione alla nazionale degli "sparvieri", privati delle prossime due edizioni della coppa.





LA MIA TOP 11

EL HADARY
INKOOM-SHITTU-BOUGHERRA-MBOLA
EL MOHAMADY-KALABA-NAGY "GEDO"
MATMOUR
MULENGA-ZIDAN

TECNICI: SHEHATA E RENARD.





LA MIA FLOP 11

MWEENE
GEREMI-RIGOBERT SONG-BAMBA-TAMBOURA
MAHAMADOU DIARRA
MAKOUN-YAYA TOURE'-TIOTE'
ETO'O-BAKARY KONE'

TECNICI: HALILHODZIC E KESHI.

giovedì 31 dicembre 2009



TUTTI COSTORO HANNO LASCIATO IL SEGNO A LORO MODO NEL CALCIO EUROPEO DEL 2009.
(E PERDONATEMI SE NE HO DIMENTICATO QUALCUNO)!



BUON ANNO A TUTTI!





PORTIERI

VICTOR VALDES - HOWARD - REINA - CASILLAS - BENAGLIO
AKINFEEV - GIVEN - JULIO CESAR - NEUER - FREY - FRIEDEL
ADLER - BORUC - DIEGO LOPEZ - WIESE - HANDANOVIC
VAN DER SAR - ROBINSON - BAILLY - RYZHIKOV - CARRASSO
HART - ASENJO - CECH




LATERALI DESTRI

DANIEL ALVES - BOSINGWA - SAGNA - MAICON - STEINSSON
SERGIO RAMOS - GLEN JOHNSON - IVANOVIC - RAFINHA
LICHTSTEINER - O' SHEA - SRNA - PRODL - ZANETTI
EBOUE' - PAINTSIL - VAN DER WIEL - FANNI - CHALME'
LUKE YOUNG - IRAOLA - BECK - RAFAEL DA SILVA
INKOOM - JALIENS - PAPASTATHOPOULOS - BADSTUBER
MAXI PEREIRA - SABRI SARIOGLU - SANTON




LATERALI SINISTRI

SCHAFER - ANDRE' SANTOS - ASSOU EKOTTO - EVRA - TAIWO
ALVARO PEREIRA - ABIDAL - ANSALDI - CISSOKHO - RAT
ASHLEY COLE - KOLAROV - CAPDEVILA - CLICHY - YANBAYEV
GIBBS - JOHNNY EVANS - MARCEL JANSSEN
CASTRO - BOENISCH -CHIVU - BOKA - VAN BRONCKHORST
GERSON MAGRAO - SCHENNIKOV - IBRAHIM UZULMEZ
ARBELOA - TREMOULINAS - FILIPE LUIS



DIFENSORI CENTRALI

TERRY - PIQUE' -VIDIC - NALDO - PEPE - GALLAS
BRUNO ALVES - ALEX COSTA - PUYOL - RIO FERDINAND
VAN BUYTEN - JAGIELKA - LUCIO - MATHIJSEN
CHYGRYNSKYY - VERMAELEN - DAVID LUIZ - SUBOTIC
MICHAEL DAWSON - ROGER JOHNSON - DOUGLAS
HUMMELS - RICARDO CARVALHO - KING - ESCUDE'
CUELLAR - WALTER SAMUEL - JEROME BOATENG
RICHARDS - BASSONG - LUISAO - CHIELLINI
BORDON - DIEGO LUGANO - MADLUNG - KJAER
HYYPIA - LESCOTT - CARRAGHER - THIAGO SILVA
MERTESACKER - UPSON - BERIA - KOLO TOURE'
ALBERTO RODRIGUEZ - SOULEYMANE DIAWARA
ONYEWU - SQUILLACI - SERVET CETIN - HILTON
KOMPANY - CIANI - ALBIOL - ONUOHA - WESTERMANN
RAMI - SAMBA - CRIS - NESTA - DISTIN - ANTHAR YAHIA
GARY CAHILL - WES BROWN - TASCI - SIMUNIC - GODIN
CHEDJOU - LUKOVIC - AVRAAM PAPADOPOULOS
SEKAGYA- SHARONOV - KHACERIDI - ANDRE' LEONE
BOCCHETTI - ANDRE' BAHIA - TURNER -
"MAZA" RODRIGUEZ - MANUEL FRIEDRICH -
DANTE BONFIM - FERRARI - BYARSMIR - YOBO
ANDERSON POLGA - GOKHAN ZAN - N'KOULOU
DE MERIT - TIHINEN - VERTHONGEN - PLANUS
NELSEN - SIDNEI - MEXES - GALAMAZ - TOMKINS
OOIJER - KUCHER - LEANDRO ALMEIDA -
MAMADOU SAKHO - MOISANDER - SARR - BRUNO FERNANDES




CENTROCAMPISTI DIFENSIVI/CENTRALI

YAYA TOURE' - XAVI - BARRY - TOULALAN - SEMAK
LAMPARD - DE ROSSI - LASSANA DIARRA - ROMARIC
PALACIOS - DE ZEEUW - SCHAARS - RAUL MEIRELES
MILIJAS - XABI ALONSO - KHEDIRA - STILIYAN PETROV
ALEXANDRE SONG - WITSEL - M'BIA- BENOIT CHEYROU
CAMBIASSO - VIDAL - GILBERTO SILVA - VAN BOMMEL
HITZLSPERGER - BRADLEY - JOSUE' - FELIPE MELO
ZOKORA - BUSQUETS - JAVI GARCIA - VUKOJEVIC
MUAMBA - CAPOUE - FERNANDINHO - MAKOUN
PLASIL - TIOTE' - EMANA - ALOU DIARRA - CATTERMOLE
INLER - BARRY FERGUSON - MOMO SISSOKO
ARTETA - MENDES DA SILVA - MARCHISIO
DUDU CEARENSE - EGUREN - DIABY - MASCHERANO
JAVI MARTINEZ - THIAGO MOTTA - DARREN FLETCHER
JURIC - HOWEDES - MIGUEL VELOSO - CARRICK
KARAGOUNIS - CANA - MOUSSA SISSOKO - HUDDLESTONE
FRINGS - JAROLIM - FABIO SIMPLICIO
ENOH - IRELAND - SCOTT PARKER - HASEBE
D. STANKOVIC - MEHMET TOPAL - DIEGO PEREZ
AOGO - FERNANDO REGES - RAMSEY - DE JONG
DENISOV - WHELAN





ALI SINISTRE

GIGGS - DZSUDZSAK - DI MARIA - MICHEL BASTOS
SILVA - ARSHAVIN - SALOMON KALOU - ELIA
NIANG - HENRY - ASHLEY YOUNG - RIBERY - ROBBEN
STOCH - JUAN VARGAS - BARNETTA - EMANUELSON
VUKCEVIC - CRISTIAN RODRIGUEZ - NASRI - PIRES
MATA - BELLAMY - YARMOLENKO - GUARDADO - SIMAO
MARCELO - PEROTTI - JOVANOVIC - PIENAAR
VUCINIC - HLEB - MARKO MARIN - MC GEADY
WENDEL - WILLIAN - MARTENS - SCOCCO





CENTROCAMPISTI OFFENSIVI/ FANTASISTI

INIESTA - MISIMOVIC - GERRARD - FABREGAS
AFELLAY - OZIL - GERVINHO - SESSEGNON - KAKA'
SNEIJDER - JADSON - DZAGOEV - HAMSIK - ZIANI
PJANIC - DEMPSEY - JOE COLE - DIEGO - GOURCUFF
"CHORI" DOMINGUEZ - ZIDAN - THOMAS MULLER
CAHILL - DECO - MODRIC - RAFFAEL - KRANJCAR
SCHWEINSTEIGER - MILNER - KACAR - RENATO AUGUSTO
LUCHO GONZALEZ - BAJRAMI - CARLOS EDUARDO
BENAYOUN - HONDA - HAZARD - J. MOUTINHO
MARGAIRAZ - ALEX MESCHINI - DUNN - EAGLES
FELLAINI - KENNETH PEREZ - ZYRIANOV - BANEGA
EDERSON - JURADO - IBAGAZA - SAVIOLA - HOLTBY
VAN DER VAART - NINIS - CRISTIAN LEDESMA
YESTE - SEYDOU KEITA - RAKITIC - GENTNER
IVANSCHITZ - KROOS - TROCHOWSKI - JAJA'
LAWRENCE - PRANJIC - BLASZCZYKOWSKI
KRIVETS - DUBARBIER - POKRIVAC - COSSU





ALI DESTRE

KRASIC - KUIJT - PEDRITO - SIMAO - RYAZANTSEV
ARDA TURAN - DUFF - LENNON - TCHOYI - JESUS NAVAS
MATMOUR - VALENCIA - LENS - ELANO - GALLETTI
WALCOTT - ILSINHO - BRYAN RUIZ - RAMIRES
ALEXIS SANCHEZ - PARK JI SUNG - ABDUL KADER KEITA
ROMMEDAHL - WEISS - MERTENS - CAMORANESI
FARFAN - VLADIMIR BYSTROV - JOAQUIN
SEB. LARSSON - BILYALETDINOV - WRIGHT-PHILLIPS
RIETHER - BEERENS - HERSI - GOVOU




ATTACCANTI

DROGBA - MESSI - VAN PERSIE - ROONEY
CRISITANO RONALDO - TORRES - DZEKO
GRAFITE - LUIS FABIANO - ETO'O - EL HAMDAOUI
IBRAHIMOVIC - BENZEMA - ANELKA - HULK
FORLAN - SUAREZ - DEMBELE' - AGUERO - DIEGO MILITO
ZARATE - VILLA - CARDOZO - ARI - MUTU - DERDIYOK
HIGUAIN - YSSOUF KONE' - PETRIC - AMAURI
TOIVONEN - ALEXANDRE PATO - OLIC - BERG
HESKEY - GILARDINO - HELMES - IBISEVIC
GUERRERO - GOMEZ - FERNANDO LLORENTE
BARRIOS - LISANDRO LOPEZ - PAZZINI - ROSSI
MITROGLOU - ANDY JOHNSON - BAROS - GIGNAC
BALOTELLI - TOTTI - TEVEZ - DEFOE - BERBATOV
BOBO - MILEVSKY - LIEDSON- CROUCH - TREZEGUET
N'KUFO - POGREBNYAK - PANTELIC - CAREW
VORONIN - KENWYNE JONES - KIESSLING - WELLITON
HOARAU - ALIYEV - CHAMAKH - SANTA CRUZ
KANOUTE' - PIZARRO - BENDTNER - GEKAS
DARREN BENT - FREI - MAKUKULA - CASSANO
AGBONLAHOR - BUKHAROV - SALPIGIDIS - WEBO
NENE' (NACIONAL/CAGLIARI) - DEMBA BA
NENE' (ESPANYOL/MONACO) - MAKAAY
FLORIN COSTEA - ERDINC - SOLDADO - SAMARAS
JANKO - DOUMBIA - REMY - ZAMORA - MBOKANI
DI VAIO - QUAGLIARELLA - ADEBAYOR
ISMAEL BLANCO - SHEVCHENKO - CARLTON COLE
NEGREDO - KURANYI - GOKHAN UNAL - CARROLL
GIGEL BUCUR - ISMAEL BANGOURA - DI NATALE
DJIBRIL CISSE' - BOYD -LUKAKU - AKPALA - AARON HUNT
FALKENBURG - ACQUAFRESCA - CAVANI - ALPHONSE
NOVAKOVIC - MC DONALD - SESTAK - MARTINS
OBASI - NEMETH - ADIYIAH



mercoledì 30 dicembre 2009


VENTI DI...GLORIA

E...VENTI...DISASTROSI !!!



Pavlyuchenko: desaparecido al White Hart Lane, con tutta probabilità tornerà in Russia.



(2A PARTE)


I -


1.ROBINHO: 43 milioni di euro, a tanto ammonta l'investimento fatto dalla proprietà araba per portare al City of Manchester Stadium il diamante che avrebbe reso ancor più preziosa la collezione degli sceicchi arricchitasi poi quest'estate di altre pietre preziose.
Dipinto come il nuovo Pelè dai suoi primi calci con il Santos, aveva attraversato l'oceano per imporsi nella squadra più prestigiosa al mondo rimanendovi tre stagioni senza mai entusiasmare come il curriculum prometteva. L'estate del 2008 piombavano su di lui gli emiri convinti che inserendo un jolly avrebbero più facilmente composto il mosaico di carte che li avrebbe condotti ad un poker vincente da sbancare la Premier. Robinho sarebbe servito da magnete di attrazione per altre stelle poi trascinate comunque e a suon di milioni verso Manchester, sponda Blue Moon.
Se la scorsa stagione si poteva etichettare come transitoria, con un City escluso da tutto e senza aver annusato nemmeno l'odore di un trofeo, quest'anno si aspettava l'esplosione sua e della squadra. Invece è avvenuta l'implosione dello stesso. Fuori forma, fuori giri, fuori ruolo e alla fine pure fuori squadra. Patetiche prestazioni condite da errori tecnici da mediani di Conference. Mai in sintonia coi compagni, ostinato sino alla morte nel pavoneggiarsi arbitrariamente con la palla tra i piedi verso il nulla. Chiuso da un muro di egoismo pare essere giunto in un pianeta a lui sconosciuto. Spettatore non pagante pagato senza aspettare vive la Premier come un esilio dorato piuttosto che un'opportunità imperdibile di giocare nel miglior campionato del mondo. Mancini ne vuole fare un simbolo e per questo alla prima da neotecnico Citizens gli ha proiettato addosso le luci della ribalta ricevendo in cambio una prova allucintamente imbarazzante che se non facesse freddo già di per se in questo periodo sarebbe da valutare con un meno davanti al voto. Non riesce nelle cose banali, prova banalmente cose difficili ricevendo in cambio una sorta di commiserazione generale. Punto fermo di Dunga, a quanto pare quando indossa la casacca blu-canarino sembra recuperare qualche nozione di calcio e come un tergicristallo che sbloccato dal gelo inizia le proprie funzioni a cui è preposto. Greenpeace oltre a preoccuparsi di salvare le balene dovrebbe avere una funzione poliedrica e recuperare questo ragazzo che della gazzella cui metaforicamente viene paragonato ha la fuga, non la corsa. Scappa come un coniglio da una realtà che lo incalza e da lui rifiutata. Mancini dovrà recuperarlo per il palcoscenico mondiale e chi scrive sarà il più contento di essere smentito nell'asprezza di giudizio.

2.ADEBAYOR: non ha ancora dato di testa e questa in periodo natalizio è una novella lieta. Il regalo di Natale è arrivato anche con anticipo ma nè per il togolese, nè per il City; in una calda giornata di luglio quando la dirigenza Citizens ha staccato un assegno di 29 milioni di euro è stato Wenger a beneficiare dell'inatteso cadeau. Non che qualche gol all'inizio non l'abbia segnato, però la tipologia rissosa del carattere del togolese, la funzionalità dello stesso, fotocopia di un Santa Cruz giunto un mesetto prima e prescelto dall'allora Hughes che lo aveva allenato al Blackburn, la spesa affrontata per aggiudicarselo ne fanno sinora un acquisto errato e superfluo. Un giocatore che ha avuto una quotazione di piazza elevata sino a due stagioni orsono ma l'ultimo anno ai Gunners aveva visto appannare l'immagine del lungagnone africano. Deve smentirci e risollevare le proprie ed altrui sorti senza colpi di testa che non siano sul terreno di gioco e verso le porte avversarie.

3.AQUILANI: 22 milioni di euro circa per un debutto avvenuto all' 82° della dodicesima giornata di Premier in sostituzione di Lucas Leiva. Da allora altri 4 gettoni di cui 2 da titolare per colui che era stato acquistato come il naturale (!?!) sostituto di Xabi Alonso partito per sposare il progetto di Don Florentino.
Giunto già scassato ma pagato per buono, un'ulteriore perla da incastore nella stagione 2009-2010 di Rafa Benitez che pare abbia lasciato il lume della ragione in qualche buio pub della Mersey. Sovradimensionata dai media l'unica prestazione accettabile, quella contro un Wolverhampton menomato dall'arbitro e colpito dalla mala sorte si attende che il romano giustifichi nella seconda parte di una stagione già abbondantemente compromessa i soldini sborsati dalla società, ma intanto sono già trascorse 20 giornate.

4.PAVLYUCHENKO: mancano i dolcini della mamma, il gelo di Mosca (forse anche le donne) e nonostante Londra offra spunti interessanti anche solo come turista il nostro Roman di Mostovskoy proprio non ne vuole sapere e batte i piedi per tornarsene a casa. Un vero peccato! Il ragazzo visto agli ultimi europei avrebbe avuto tutto il White Hart Lane ai propri piedi. Piedi educatissimi, beninteso. Testa ribelle, reietto all'adattamento soffre gli allenamenti di Redknapp e si appella ad un'alimentazione inglese che non riesce a digerire. Nei meandri del cervello matura la dipartita e le prestazioni sul rettangolo verde avvalorano la tesi che la testa comanda il corpo. 32 presenze, cinque gol: numeri da difensore centrale non da punta tecnica e di peso quale sarebbe se solo fosse in lui. A gennaio verrà esaudito il desiderio di bye bye.

5.LUCAS LEIVA: esploso in età infantile al Gremio, pareva essere una delle stelle più luccicanti del firmamento dei centrocampisti nel panorama mondiale. Involuzione pari alle aspettative: enorme. Questa è la diagnosi.
E' un centrocampista sopravvalutato, non da Liverpool con certezza; protetto tra Xabi Alonso e Mascherano ha vissuto di rendita quando chiamato in causa. Ora, senza il basco e con l'argentino infortunato, si trova ad orchestrare un reparto senza possedere le chiavi per la gestione dello stesso. Dovrebbe ripassare magari intrufolandosi in una squadra di minor appeal ed ambizioni del Liverpool. Potrebbe rigenerarsi. O forse no!

6.ELMANDER: mistero della fede...! Arrivato da Tolosa in pompa magna dove era il Re indiscusso conducendo la squadra ad un terzo posto finale e qualificazione in Champions League annessa. Catapultato nella realtà di una Premier che non mai compreso appieno ha fallito miseramente. 13 milioni di euro è l'ingente somma investita da Megson per portarlo al Reebok Stadium dove da settembre sta scaldando mestamente la panchina con appena 5 presenze da titolare. Era difficile pronosticare un così scarso feeling col calcio britannico per uno svedese quotato in patria (45 caps in nazionale). Scandinavi solitamente tra i migliori nell'adattibilità al campionato inglese. Attaccante alto e longilineo, può agire anche da ala e nel Tolosa era spesso rifinitore. Neanche l'ombra di tutto ciò nella sua permanenza a Bolton.

7.DOSSENA: Benitez meriterebbe un premio: tra i primi 7 ha tre dei suoi uomini, quasi il 50%. Arrivato da Udine per 9 milioni di euro con la fama di terzino d'assalto, ha racimolato 18 presenze in un anno e mezzo, per lo più da rimpiazzante. Partito benino all'inizio della scorsa stagione è diventato la terza scelta dietro Fabio Aurelio e il giovane argentino Insua. Butta aria di partenza nel mercato di gennaio; è già stato in odore di Napoli l'estate appena passata ma sembre direzionato verso la Spagna.

8.EDUARDO DA SILVA: il brasiliano che ha scelto la Croazia, paese dove si è sviluppato il suo talento calcistico, pare un pesce fuor d'acqua nell'Arsenal di Wenger. Mai ripresosi appieno dall'infortunio, appare fuori posto nel meccanismo di Wenger e come punta centrale sta facendo rimpiangere fin troppo il fenomeno Van Persie e la seconda scelta Bendtner. La gran mole di lavoro svolta dai Fabregas e compagnia danzante viene puntualmente mortificata dalla lentezza ed imprecisione del brasiliano. Da esaurimento nervoso notarne le movenze al rallenty. Sembra avere il tempo contato nella truppa arsenalista e questa potrebbe essere la sua ultima stagione alla corte dell'alsaziano.

9.SKRTEL. l'orribile prima parte della stagione del Liverpool è testimoniata dagli impacci di un giocatore che nella prima stagione e mezzo aveva stupito per concentrazione, capacità fisiche, presenza ed impatto su partita ed avversario. Tutto sfumato in questi 5 mesi: scioltosi come neve al sole e sprofondato in panchina dove rischia di finire per l'intera stagione. Da recuperare mentalmente per la sua nazionale, alla prima mondiale.

10.KEANE: gli altari della nazionale dove è sempre uno dei migliori, la polvere della Premier dove fatica da qualche anno a questa parte; che sia Liverpool (squadra per cui tifava da piccolo), che sia Tottenham, compagine che ha risposato dopo la parentesi ai Reds. Prossimo alla partenza si dice, oramai riserva del duo Defoe-Crouch, non ha mai convinto, e la cifra investita su di lui (quasi 17 milioni di euro) è un macigno che si porta appresso. Dovrebbe tornare quello del primo periodo al Tottenham ma dovrebbe farlo altrove, magari indossando una bella maglia verde.

11.OBI MIKEL: John Michael Nchekwube Obinna compirà presto 23 anni e del ragazzino talentuoso che stupì al Lyn Oslo tanto da strapparlo ad una feroce concorrenza del Manchester United è rimasto un giocatore la cui carriera potrebbe rimanere intrappolata in una fatidica frase: nè carne nè pesce. Non convince mai persino quando gioca bene e nella faraonica rosa messa in piedi da Abramovich, di quelli che vedono maggiormente il campo è quello più deludente ed inconcludente. Troppo compassato, si avvolge su se stesso durante la gara e non esce più dalla fase di impasse. Non ha nè la classe, nè l'impeto, nè la fame leonina del titolare Essien, e quando è costretto alla sostituzione del ghanese si vedono lampanti le differenze di qualità. Quando gioca dal primo minuto e poi viene cambiato, il primo a giovarne è il gioco e di conseguenza la squadra. Giocatore sopravvalutato.

12.BENTLEY: 22 milioni di euro versati nelle casse del Blackburn gridano vendetta per uno dei giocatori con maggior classe nel panorama della Premier, ma che al White Hart Lane solo raramente ha elargito dosi di quel talento che per primi gli riconosciamo. I cross al bacio sono la sua specialità, le punizioni a giro liftate da far sembrare un frisbee il pallone non le vediamo più perchè il dimesso David langue in panchina come uno Smith qualunque. Sembra che il suo futuro possa allontanarsi dal nord di Londra per una grande carriera che sembra oramai già...dietro le spalle!

13.NANI: un nome profetico nella Premier (il riferimento ad un dirigente del West Ham è puramente...intenzionale), sinonimo di fallimento. 26 milioni sul conto dello Sporting Lisbona per un'ala che la differenza la fa nel cortile di casa sua.
I salti mortali, specialità della casa, lì fa sull'erbetta del giardino e i pochi amici ad applaudirlo. L' Old Trafford si sta ancora chiedendo chi sia davvero Luis Carlos Almeida da Cunha nato a Praia, capitale di Capo Verde, nazionale lusitano. Molto simile a Quaresma, idolo in Portogallo e fantasma in Europa (Barcellona, Inter e Chelsea), Nani si sta tracciando un cammino simile benchè sia di tre anni più giovane. Spesso non gioca neanche quando mancano tutti i pupilli di Ferguson...!

14.BABEL: quest'aletta frizzante che tanto entusiasmava ai tempi dell'Ajax non è ancora riuscita ad imporsi ad Anfield Road. Arrivata per 18 milioni era la ciliegina sulla torta di un mercato che aveva portato gente come Torres e Skrtl dopo la finale di Champions raggiunta e persa nel mese di maggio. Un giocatore facile nel saltar l'uomo, elettrico nelle giocate, brillante nelle intuizioni, dribbling sempre a portata di gamba. In due anni e mezzo questo Babel si è visto raramente, alternando prestazioni discrete, mediocri e molte volte incolori, a pochi raggi di luce. Il tempo è scaduto: o Babel vuole far sapere al mondo intero che è ancora un signor giocatore oppure rimarrà nel dimenticatoio del calcio?

15.RICHARDSON: scuola West Ham, a Manchester ha spesso scaldato la panchina per giungere poi a Sunderland in cambio di 8,5 milioni di euro. Un prospetto cui si predicevano grandi risultati, non ha quasi mai impressionato e neanche sotto la sapiente guida di Bruce sembra riuscire a compiere un salto di qualità che evidentemente non è nelle sue corde. Bloccato definitivamente nella crescita è un centrocampista molto normale.

16.BERBATOV: 38 milioni per il ragazzo di Blagoevgrad che dal Pirin, squadra della sua città natale, ne ha fatta parecchia di strada. Eppure la stella di Leverkusen ed in seguito nel Tottenham pare aver arrestato la parabola ascendente e la prima annata al Manchester, nonostante i successi d'equipe, non è stata affatto esaltante. Un pò l'anello debole della catena tra Rooney, Cristiano Ronaldo Giggs e company. 5 reti in 16 presenze quest'anno: non un bottino da pirata.

17.ALTIDORE: prestato dal Villarreal, dove era un comprimario chiuso dalla concorrenza, in 15 presenze di Premier non ha ancora timbrato il cartellino. Un giocatore promettentissimo e che alla Confederation's Cup aveva fornito prestazioni adeguate alla fama contribuendo al raggiungimento di una storica ed inattesa finale ai danni della favoritissima Spagna. 20 anni e un futuro davanti per questo torello che deve affinare le qualità tecniche e calarsi al più presto possibile nel contesto del calcio europeo. Un altro giocatore con la maglia a stelle e striscie ma all'Hull è spesso un fantasma.

18.KALINIC: 7 milioni all' Hajduk per un prospetto di ventun anni parecchio richiesto nel mercato estivo. Solo sgoccioli di partita sinora però e una sola presenza da titolare nelle prime 20 giornate. Per ora Mc Carthy, Roberts e Di santo gli sono davanti e non è poca roba.

19.HENNESSEY: perso il ballottaggio con il 37enne Hahnemann, questo portiere ventiduenne grande promessa del calcio gallese e in una fase di crescita che sembra essersi arrestata. Da una carriera che si preannunciava di buon livello al fiasco di quest'inizio di stagione che lo vede tra i portieri meno affidabili della Premier. Una vera delusione.

20.DI SANTO: Audax chiama, Abramovich risponde e versa quasi 5 milioni di euro per questo ventenne che non ha dimostrato nulla per meritare tanta considerazione. Piuttosto impacciato sul piano tecnico, non si intravvedono margini di miglioramento ma intanto Allardyce gli ha regalato 15 gettoni di presenza nel Blackburn 2009-2010 orfano di Santa Cruz.

21.NOSWORTHY: sempre tra i peggiori del Sunderland di quest'avvio di stagione, il giamaicano nato a Londra fa il centrale per esigenza ed il terzino per indole ma i limiti tecnici non sono compensati dalla sola forza fisica. Più adatto ad una Championship di basso profilo occupa spesso le classifiche di demerito dei vari turni di campionato. Dal 2005 a Sunderland ha già collezionato più di 100 presenze. Può ritenersi un miracolato del pallone...!

22.ARMAND TRAORE': terza scelta di Wenger nel ruolo di terzino sinistro, obbligata per via degli infortuni di Clichy e Gibbs. Evidenti limiti tecnici, carenze di sangue freddo, errori tattici dovuti in parte anche all'età (appena ventenne). Inadeguato in un Arsenal vincente ma non è nemmeno colpa del parigino se il titolare e la riserva sono out per malanni fisici.

23.DINDANE: divoratore di reti, ha bisogno di numerose occasioni per centrare la porta. Generoso, è arrivato in prestito dal Lens senza troppe pretese ed è incredibilmente riuscito a conquistarsi un posto nei 23 ivoriani che andranno a giocarsi il trofeo continentale in Angola a spese di Seydou Doumbia, Sekou Cissè, Arouna Konè e Sanogo: giocatori più abili ed affidabili.







lunedì 28 dicembre 2009



VENTI DI...GLORIA

E...VENTI...DISASTROSI !!!



Roger Johnson con ancora indosso la maglia dei "Bluebirds" del Cardiff City.



(1A PARTE)

I più ed i meno della prima metà della stagione in Premier League.
I venti (in realtà saranno qualcuno in più) giocatori che hanno più inciso, i meritovoli di lode e i venti (anche qui ho sforato quella cifra) flop, dai più fragorosi a seguire.


I +

1.DROGBA: attualmente il giocatore maggiormente decisivo della Premier e con ogni probabilità l'attaccante più completo presente nel panorama mondiale. Tecnica, fisico, accelerazione, dribbling, colpo di testa, capacità di manovra, generosità, carattere. Privato con ogni probabilità del Pallone d'Oro in quella serata londinese in cui Ovrebo indirizzò la semifinale di ritorno della Champions dello scorso anno, quest'anno è sempre stato decisivo. 18 gare giocate e 14 reti, si prepara a partire per la Coppa d'Africa dove la sua Costa d'Avorio sarà la grande favorita per la vittoria finale...in attesa del mondiale di giugno. Trascinatore del Chelsea provvisoriamente primo ha il mondo ai suoi piedi e il 2010 potrebbe davvero essere il suo anno.

2.FABREGAS: stella assoluta nel firmamento dei centrocampisti. Cresciuto con sapienza da Wenger, è diventato un idolo dell'Emirates Stadium e solo la spietata concorrenza nel centrocampo della Spagna non gli permette di essere titolare tra le Furie Rosse. E' ai Gunners da quando aveva 16 anni e ha fatto la trafila in tutte le nazionali giovanili spagnole (under 16, 17, 19, 20 e 21). Cesc nell'Arsenal oltre ad essere il capitano e anche l'anima e la coscenza della squadra. Bravo a far tutto, fa girare la squadra come un macchinario perfetto e la sua assenza è insostenibile. Trova la via della rete con facilità e manda in gol i compagni con ancora maggiore scioltezza. Regista, detta i tempi ai compagni, rifinitore creativo abilissimo in passaggi impossibili per molti altri interpreti del ruolo. Il calcio inglese gli ha donato l'insana passione per il gioco maschio che ne accentua le qualità di centrocampista avanzato a tutto tondo. Un inizio d'anno in linea con l'ultima stagione, un inno alla gioia vederlo in azione: talento purissimo.

3.ROONEY: l'orco, la bestia feroce, l'Attila della Premier perchè dove passa lui lascia sempre e solo macerie. Potenza devastante, velocità da jet, tecnica da numero 10 unite ad una dedizione per il sacrificio in puro stile british. Una nave rompighiaccio che spacca in due le difese avversarie, il bulldozer del reparto avanzato avversario che spiana avversari e sfonda reti. 13 sinora, e Manchester United aggrappato alla vetta nonostante qualche colpo a vuoto. Ottavo nella classifica dell'ultimo Pallone d'Oro siamo sicuri che sarà uno dei trascinatori dell'Inghilterra verso il sogno mondiale e a quel punto chi potrebbe levargli il premio francese?

4.VAN PERSIE: finchè non è stato abbattuto da un infortunio, rivelatosi poi più grave del previsto, aveva marcato sette sigilli in undici uscite e deliziato come al solito il palato degli appassionati di calcio ed entusiasmato l'effervescente ed esigente platea dei Gunners. Classe allo stato puro, meglio da prima, ma a suo agio anche da seconda punta, mancino naturale ma impiegabile sulle due fasce, il suo gioco variegato ed imprevedibile lo rende imprescindibile come assist-man di cui ha vinto la simbolica classifica nella scorsa edizione del torneo inglese. Specialità della casa sono i gol di squisita raffinatezza tecnica: dotato di un siluro tra i piedi, eccelle nelle punizioni. Prima dell'azzoppamento era l'uomo che stava trascianado l'Arsenal verso un sogno incoffessabile. Assenza prolungata dell'orange che ha fatto imbufalire Wenger cosciente che la sua perdita toglie il cannone più potente alla batteria offensiva dei londinesi.

5.BELLAMY: se l'Arab-City è lì a giocarsi un posto al sole, il merito è da dividere equamente tra il gallese ed un altro ragazzo di cui parleremo più avanti. Il tatuato Craig a trent'anni ha finalmente trovato la dimensione giusta sotto le ali protettrici del connazionale Hughes (infatti è stato il portabandiera della strenua difesa del suo tecnico, evirato dai boss arabi del club). Sgroppate sulla fascia sinistra da cavallone di razza, Robinho eclissato, è stato lui il vero trascinatore di una compagine che ha spesso messo in vetrina i difetti tenendo nascosti i pregi di una rosa faraonica, come le ultime tre sessioni di mercato hanno evidenziato. Estroso, di indole mordace, trova subito il clima partita appena buttato in campo. Spesso autore di gol di pregevole fattura come quello contro il Sunderland (4-3 score finale per i Citizens), nelle vene scorre sangue gallese che lo rende indomito ed irrequieto ma l'età sembra portare consiglio.

6.MILNER: il quattrocentometrista di Wortley ne ha fatta di strada. Lasciata la sua squadra formatrice, un Leeds nel periodo decadente, approdato al Newcastle ha maturato qualità di ala tuttofare. Tecnico, tenace, fa della continuità il suo cavallo di battaglia. E' raro vederlo sbagliare match: ha 23 anni e pare un veterano. Abile nei passaggi corti, ottimo nelle accelerazioni palla al piede condite da dribbling spiazzanti per i difensori avversari, può essere impiegato su tutti e due i fronti dell attacco ma viste le notorie abilità nel proporre gioco non disdegna l'impiego da interno di centrocampo. Recordman di caps nell'under 21 d'Albione (46) ha disputato una prima parte di Premier a livelli sublimi ed è quasi certo che troverà un posto nei 23 che andranno in Sudafrica. La sua ecletticità fa gola a Capello; è un professionista serio e l'anno passato ha condannato alla retrocessione il "suo" Newcastle con una prova impeccabile.

7.TERRY. lo vedi e lo senti. Potrebbe essere il motto per identificare la figura di questo giocatore oramai sulla soglia dei trent'anni e delle 500 presenze in maglia Blues. Terrificante impatto sugli avanti avversari, impone rispetto ai compagni in virtù di una personalità di alto profilo e di un'esperienza pluriennale. Capitano della nazionale dei Tre Leoni, con il Chelsea ha vinto da protagonista due Premier e tre F.A. Cup. Ricordato per la scivolata nel rigore decisivo della finale Champions del 2008, è uno dei migliori centrali difensivi del pianeta unendo carisma, carica agonistica, capacità tecniche e perizia tattica. Spesso inserito nelle formazioni ideali di fine anno, sia in Premier che in Champions, vede il suo nome presente anche nella lista del Pallone d'Oro. Un difensore che ha segnato un'epoca nel suo club e nella storia di sempre dei "centrali" del calcio. Anche quest'inizio d'anno è in linea con il personaggio: un vincente.

8.TORRES: el "Nino" è oramai cresciutello. Proprio ieri con i Villans ha raggiunto quota 50 reti in 72 presenze in Premier, record per il club. Da bambino prodigio dell'Atletico, a conferma sfavillante nel prosieguo della sua pur ancor breve carriera. Tutta la trafila nelle nazionali giovanili spagnole sino ai fuochi d'artificio di Vienna dove ha suggellato la vittoria finale della sua Spagna realizzando il gol decisivo nella finalissima. Ha fatto incetta di numerosi premi individuali. 11esimo nell'ultima classifica del Pallone d'Oro dove l'anno scorso fu terzo, ha nella tecnica in velocità la sua arma devastante. Bravo di testa, abilissimo nell'uno contro uno con i suoi movimenti sinuosi, non disdegna giocate acrobatiche e sotto porta è letale. 12 gol in 14 presenze da titolare quest'anno pur in una stagione infausta per i Reds ed il suo mentore Benitez.

9.GIVEN: l'altro ragazzo di cui parlavamo in merito al Manchester City è proprio lui, il portierone irlandese autore di 5 mesi eccellenti è tra i migliori e più sottovalutati portieri del mondo intero. Quante volte ha salvato Hughes da una cacciata anticipata solo lui lo sa. Sempre sicuro, rarissimo vederlo sbagliare, comanda l'area e i compagni con un carisma derivatogli dai galloni conquistati sul campo nei 12 anni trascorsi a Newcastle. Puntuale nelle uscite, abile sull'avversario lanciato, pronto sulle sollecitazioni a palla bassa, sfodera sempre prestazioni sopra la media in un torneo che vede la presenza di una quantità notevole di ottimi numeri 1.

10.CUELLAR: altro gran centrale difensivo giunto a Birmingham sponda Villans in sordina, dopo un trasferimento dai Rangers che non ha destato il clamore di altri colpi di mercato della sessione estiva 2008-09. Può essere impiegato anche come laterale destro. Visti i vari e ripetuti infortuni della batteria dei centrali di O'Neill (Bouma, Davies oltre al ritirato Laursen) e la mancata fiducia in altri (Collins e Beye) il madrileno ha assunto il ruolo di guida della difesa di una delle squadre meno battute della Premier. A 28 anni gli manca la ciliegina sulla torta di una presenza nelle fila delle Furie Rosse e la splendida stagione che sta disputando con i Clarets and Blue potrebbe permettergli di coronare questo sogno.

11.VERMAELEN: accolto con scetticismo, un pò per la cifra investita (12 mln di euro) un pò perchè doveva sostituire una colonna come Kolo Tourè, il belga ex Ajax è stato una delle sorprese più piacevoli di questa prima metà di campionato. Puntuale, preciso, comanda con autorità la difesa sulle palle inattive avversarie e sugli angoli. Si è messo in luce anche come realizzatore, possedendo qualità di stacco aereo e buona padronanza tecnica. Giocatore più impiegato da Wenger insieme al compagno di reparto Gallas, è assurto al ruolo di insostuibile in una squadra dalle grandi ambizioni, resistendo alle pressioni dei 60.000 dell'Emirates Stadium, pur non avendo mai giocato prima di quest'anno in campionati di primissima fascia. Uno degli acquisti più azzeccati della campagna trasferimenti inglese della corrente stagione. Good job, Mister Arsène!

12.D.BENT: pagato una fortuna dal Tottenham (circa 25 mln di euro, cifra record per il club) non ha mantenuto le attese riposte dopo le due brillanti esperienze nei 4 anni all' Ipswich Town e nei 2 al Charlton. Sorpassato nelle gerarchie di Redknapp da Keane e Defoe, due ex giunti nel gennaio scorso, da Crouch giunto quest'estate e avendo davanti anche il misterioso Pavlyuchenko (in passato era dietro al trio Berbatov-Defoe-Keane), il 5 agosto ha fatto le valige per Sunderland laddove Steve Bruce (neo tecnico) lo voleva ardentemente per completare l'attacco con Kenwyne Jones. Grande frequentatore delle nazionali giovanili inglesi, finora ha avuto poca considerazione da Capello, ma la stagione fulminante che lo vede capocannoniere del club con 13 reti (e anche quello con le maggiori presenze: 20) potrebbe giocare a suo favore . Calciatore fisico che ha bisogno della fiducia totale per rendere al massimo, in Bruce ha trovato un temperamentale con sufficiente materia grigia per saperlo spremere al meglio. Trovato l'ambiente ideale nel nord dell'Inghilterra si sta dimostrando decisivo per le sorti dei "Black Cats". Adesso la mira è verso Città del Capo.

13.HART: anche lui ha dovuto fare le valige per via dell' ingombrante presenza di Given e per far esplodere prepotentemente il proprio talento alla tenera età di 22 anni ha scelto il Birmingham City. Quale miglior luogo del catino del St Andrews dove il giovane virgulto, titolare della scorsa Inghilterra under 21, sta spiccando il volo anche grazie a tutti i compagni di squadra che si stanno esaltando nell'immediato ritorno in Premier.
E' pressochè certo che a fine anno il super miliardario Manchester City voglia riportarlo alla base, ma intanto c'è da attendere con ansia i nomi prescelti da Capello per i tre portieri da portare in Sudafrica. Cosa decidera il mister friulano riguardo all'assegnazione del ruolo di titolare, attualemente appannaggio di un altro elemento presente in questa nostra top list? Grande prospetto e ottima scelta quella di cambiare aria: se il Birmingham City è momentaneamente ottavo i meriti di Hart sono notevoli.

14.KUSZCZAK: Van der Sar (a cui vanno i nostri in bocca al lupo per la situazione della moglie) può ritornare in tranquillità, la porta dei Red Devils è difesa con sicurezza da un 27enne polacco salito agli onori della cronaca proprio in questi 5 mesi in cui si è giocato il posto con l'eterna promessa Foster e vincendo nettamente il duello per la difesa di una porta "scottante" tanto da ricevere la proposta di rinnovo del contratto per altri due anni. Nonostante qualche piccolo raro errore, la sua prontezza nel farsi trovare pronto a sostituire un emblema del club quale è Van der Sar è stata disarmante. Spesso autore di parate spettacolari (due su tutte: contro Portsmouth e Fulham in trasferta), risulta una delle più liete ed inattese sorprese della Premier 2009-10. Con Smuda ai vertici della nazionale del nord-est Europa ha anche trovato un posto da titolare per la difesa della patria: il tutto grazie alle sue ottime prestazioni con la maglia del Manchester United.

15.DEFOE: il tascabile flipper degli Spurs ha condotto la propria squadra all'attuale quarto posto con ben 14 reti in sedici presenze da titolare. In una squadra dalle potenzialita estese e ancora indefinite, in cui abbonda eccessivamente il talento individuale, Defoe riscuote il conto e porta a casa denaro sonante. Tornato a gennaio alla casa madre dopo la positiva esperienza al Portsmouth (con Crouch), il minuscolo attaccante cresciuto nella rinomata Academy Hammers, fa dell'imprevedibilità e della velocità il suo punto forte. Dotato di un'accelerazione umiliante, insieme coi funamboli Lennon e Modric nelle giornate di vena fa impazzire le spesso attrezzatissime difese avversarie. Elemento cardine anche per la nazionale di Capello, potrebbe essere il partner prescelto per affiancare Rooney nella spedizione in Sudafrica. Rimane nella storia la cinquina inflitta ai malcapitati avversari del Wigan nel famigerato 9-1: record che lo appaia a Shearer ed Andy Cole.

16.ROGER JOHNSON: a 26 anni e in seguito a tre grandi stagioni con il Cardiff City ha fatto il grande salto nella Premier grazie a Mc Leish che lo ha voluto intensamente per affiancare Scott Dann nella cerniera centrale del suo sorprendente Birmingham City. Sempre tra i migliori in questa prima parte di stagione, è anche in odore di convocazione in nazionale. E' l'elemento sempre presente nella formazione dello scozzese, avendo giocato tutte le venti gare senza mai subire sostituzioni. Chapeau!

17.SCHWARZER: in una Premier di grandi numeri uno non poteva mancare all'appello un veterano di mille battaglie quale è l'australiano ex Middlesborough di cui è una delle icone con ben 366 presenze. 37 anni ben portati per una "saracinesca" che difficilmente si alza. Abile in tutte le caratteristiche che devono contraddistinguere un portiere di razza, l'altezza non ne limita l'ottimo gioco a terra. Titolare di un'Australia che, benchè inserita in un girone piuttosto arduo, potrebbe recitare il ruolo di sorpresa al prossimo mondiale. Intanto il gigante Aussie sta trascinando il Fulham di un ottimo Hodgson nei quartieri alti dopo averlo traghettato, non senza patemi, ai sedicesimi di Europa League.

18.ZAMORA: c'è Schwarzer e non può mancare Bobby Zamora, l'inglese di Barking che ha scelto Trinidad come nazionale. Giocatore dalla tecnica evoluta e da un fisico massiccio non ha mai offerto del tutto il potenziale che ha nel repertorio. Abile boa offensiva, specializzato nelle sponde di petto, precise e potenti, ha un bagaglio completo ed un colpo di testa mortifero. Decisivo nel confronto da dentro-fuori di Basilea, ha indirizzato la gara con una prestazione maiuscola condita da due reti. Un attaccante di razza purissima che se trovasse continuità sarebbe devastante nel vero senso della parola...!

19.EAGLES: in un Burnley sorprendente ma dalle risicate risorse tecniche, primo indiziato per l'immediata discesa nella Championship, spicca la figura dell'ex gioiello delle giovanili del Manchester United, quel Chris Eagleas che deve ancora imparare a volare alto ma che ha qualità tecniche di primordine per farlo. Ala destra dal dribbling ubriacante, può essere impiegato in vari ruoli del reparto offensivo vista la sua duttilità. A 24 anni è ancora in tempo per librarsi in volo ed approdare in una "grande" anche se la missione annuale è il salvataggio della squadra più vintage della massima serie inglese: quei "Clarets" autori finora di una stagione al di sopra di ogni sospetto.

20. PAUL ROBINSON: anche lui ha dovuto cambiare rotta per ritrovarsi ai vertici delle gerarchie tra i portieri inglesi. Senza dubbio il goalkeeper con più qualità a disposizione di Capello, sembrava aver smarrito le medesime in quel di Londra sponda Spurs, in cui nei 4 anni anni si era mangiato il credito acquisito con le stagioni a Leeds. Invece Paul ha recuperato tutti i suoi atout. Grande esplosività e reattività, ottimo nelle parate spettacolari, possiede una capacità di slancio considerevole e nelle giornate di grazia è imbattibile. Sicuro nelle palle alte, cruccio dei tempi di Londra, ottimo quando è sottoposto ad assalti tambureggianti nei quali si esalta. Attualmente numero uno nella scala mobile dei portieri del condottiero di Pieris, il grande scorcio di stagione a Blackburn che fa il paio con quella scorsa, lo lanceranno definitivamente per la difesa della porta dell'Inghilterra.

21.IVANOVIC: chiamato a sostituire Bosingwa, si trova in un Chelsea a cinque stelle dove un elemento di grande classe e futuro come lui è costretto a fare la riserva. Si è disimpegnato come meglio non poteva in tutti questi cinque mesi. Ottimo anche da centrale (ma anche lì la concorrenza è spietata con Terry, Ricardo Carvalho e Alex), punto fisso della rinata Serbia di Antic, è formidabile per le sue percussioni offensive e la potenza che sprigiona nel proprio gioco. Capace di gestire ottimamente i ritmi infernali della Premier, sa disimpegnarsi coi lustrini in questa competizione zeppa di campioni. Sembra essere fortemente corteggiato dal Madrid per sopperire alla prolungata assenza dell'imprescindibile Pepe. La memoria ricorda la sua grande doppietta nella scorsa edizione della Champions League contro gli arci-rivali del Liverpool in quel di Anfield.

22.BARRY: altro elemento che nelle ultime uscite soprattutto è stato l'emblema del City. Giocatore storico dell'Aston Villa, è approdato alla corte degli sceicchi dopo le tentazioni di Benitez di portarlo al Liverpool. Superata la concorrenza Reds, è stato artefice di una prima parte di stagione da lodare e sta uscendo alla grande in questo mese di dicembre. Frangiflutti, catalizzatore di gioco e palloni, è elemento insostituibile anche per la nazionale di Capello. Grandi capacità di leggere il gioco, ha un fisico che gli consente di reggere ogni contrasto e piedi validi per rilanciare l'azione. Specializzato nella precisione dei passaggi radenti al suolo, è presente anche in zona-gol. Centrocampista a 360 gradi, titolare fisso di ogni progetto di una squadra vincente.

23.RICARDO CARVALHO: meno di Drogba, di Terry e di Ivanovic, ma il portoghese è sicuramente al quarto posto tra gli artefici di questo primo posto della squadra di Ancelotti. Con Terry compone una coppia a prova di bomba e le capacità di restare concentrato ed aggressivo per tutta la gara sono sempre state le sue doti migliori. Ottimo nelle propensioni aeree offensive, non disdegna disimpegni eleganti. Punto fisso nel Portogallo mondiale insieme al ricercatissimo giocatore del Porto Bruno Alves (Pepe fa il mediano e si aspetta ancora la rinascita di Fernando Meira, grande talento un pò in ribasso), non subisce la forte concorrenza interna nel Chelsea dove scalpita un cavallone come Alex e il duttile Ivanovic. Al sesto anno in maglia Blues e gli errori si contano su un palmo della mano.