giovedì 28 giugno 2012









                                                                EUROPA...URA!!!



Germania ed Italia di nuovo ad incrociare le spade, quali i possibili scenari per la gara di giovedì unendo il filo del passato al presente per riscrivere un futuro diverso. Proveremo ad analizzare tutti i vari aspetti che precedono la semifinale considerando i punti a favore dell'una e dell'altra nazionale.


La storia è un macigno, difficile non prendere in esame l'aspetto che maggiormente atterrisce il popolo calcistico teutonico e tutti gli attori, direttamente o indirettamente impegnati ad esorcizzarla. Tralasciando le amichevoli, nelle sei gare ufficiali fin qui disputate i numeri recitano impietosamente un verdetto unanime: lo "stivale" non calza affatto comodo ai tedeschi.
Dalla celeberrima semifinale di Messico 1970 (la cosiddetta "partita del secolo") alla recente semifinale casalinga del 2006 in mezzo ci sono altre  quattro sfide ufficiali nelle quali mai i tedeschi hanno prevalso. Se nel 1978 nel mundial argentino il pareggio di fatto elimina entrambe dalla finalissima, nel 1982 i vari Rummenigge, Littbarski, Breitner, Schumacher osservano alzare la coppa al cielo terso di Madrid un'Italia più volte miracolata durante il torneo; sei anni dopo, nell'europeo giocato proprio a casa loro, l' 1-1 sancirà il passaggio di entrambe alle semifinali dalle quali saranno poi estromesse e nel 1996 il pari contro una Germania già qualificata rimanda a casa gli azzurri.
La cabala non potrà non avere il proprio peso, nelle menti e nelle coscienze tedesche, così come nel seguito di esperti ed appassionati. Però i fantasmi che si celano nelle anime calcistiche germaniche profondamente scosse e traumatizzate da decenni di infauste campagne, dovranno essere affrontati e aggrappandosi alla legge dei grandi numeri la storia potrebbe anche cambiare il corse delle cose.
Mai come in questo caso la forbice calcistica tra i due paesi è così ampia ed obbliga a cavalcare l'onda che porta verso Berlino.


Impostando il ragionamento sull'aspetto prettamente tecnico, va sottolineato che lo scarto attuale è piuttosto ampio.
La Germania calcistica, dalle macerie post europei 2000 e 2004 (con l' inattesa finale mondiale 2002 giunta quasi per caso) ha saputo cambiare rotta in maniera radicale ed a 360 gradi, abbandonando la vecchia strada ("vecchia" in tutti i sensi possibili ed immaginabili...) rinnovando completamente il proprio sistema di fare calcio ad iniziare dalle basi.
Negli anni a venire sono giunti a ripetizione risultati concernenti le rappresentative giovanili.
Quarto posto agli europei under 17 del 2006, oro a quelli del 2009, finali perse entrambe con l'Olanda nelle ultime due edizioni (2011 e 2012, quest'ultima persa ai rigori).
Agli europei under 19, dopo la finale persa nel 2002 contro la Spagna, è arrivato il titolo nel 2008 proprio contro l'Italia mentre nell'edizione precedente la Germania aveva chiuso al terzo posto, come nel 2005. L'annata seguente, la rappresentativa under 21 suggellava lo splendido momento del calcio tedesco con il successo negli europei under 21 disputati in Svezia a seguito di un perentorio 4-0 nella finale con l'Inghilterra.
Nel 2007 e nel 2011 i giovani tedeschi si accaparravano il bronzo ai mondiali under 17.
Un'esplosione di talento tedesco mescolato al buon sapore etnico dei tanti figli della nuova Germania per una messe di risultati di primo piano a livello internazionale.
La nazionale maggiore rispondeva a suo modo, e pur senza l'acuto del successo, si issava al terzo posto mondiale nel 2006 seguito dalla finale europea del 2008 e bissando il podio mondiale in Sudafrica.
L'Italia contrappone due soli terzi posti agli europei under 17 (2005 e 2009), un titolo ed un secondo posto (rispettivamente nel 2003 e nel 2008) agli europei under 19, contraddistinguendosi per le ripetute assenze nelle fasi finali ad 8 ed il quasi deserto a livello mondiale (under 17 e 20). Anche ai campionati europei under 21 terreno privilegiato di caccia proprio della federazione italiana  l'ultimo successo risale al 2004 . L'enorme importanza data a questa manifestazione dalla FIGC, che ha sempre impiegato così tante risorse mentre gli altri grandi paesi europei  riservavano gli sforzi alle nazionali senior (visto lo spartiacque dell'età, un confine tra calcio giovanile e calcio dei grandi) è anche una spiegazione alle vittorie a ripetizione che hanno caratterizzato l'ultimo decennio del secolo.
A livello di selezione nazionale maggiore l'Italia sfodera il titolo del 2006, un' uscita onesta ai rigori a corollario di un europeo incolore nel 2008 e la catastrofica partecipazione al mondiale 2010, occasione nella quale ha pagato con gli interessi il fortunoso percorso del mondiale precedente, vinto attraverso un calendario in discesa sino alle semifinali (mentre gli altri si scornavano), qualche benevolenza arbitrale e partendo da una posizione di outsider. Alle ragioni numeriche menzionate per giustificare l'andamento asimmetrico dei due movimenti vanno addizionate le prestazioni dei clubs che, solo restando ai vertici delle competizioni continentali registrano la presenza di una compagine, il Bayern Monaco, doppia finalista (ahimè perdente, ma pur sempre finalista) nel breve spazio delle ultime 3 stagioni della Champions League la quale fornisce alla Mannschaft ben 8 elementi sui 23 convocati di cui 7 titolari e l'ottavo (Kroos) risulta essere uno dei principali subentranti. 
La vittoria nerazzurra dell'edizione 2010 portava con se la matrice internazionale in tutti gli elementi titolari e nelle prime riserve e bisogna ridiscendere al 2007 ed alla vittoria del Milan per ritrovare un'impronta italiana nel successo. Dei 7 titolari nella sfida di Atene contro il Liverpool, il solo Pirlo è ancora un pezzo base della nazionale allenata da Prandelli.
Giocatori di alto/altissimo livello (i tedeschi), in numero elevato, abituati ad annate vissute sempre da protagonisti nei palcoscenici europei e mondiali ai quali manca il coronamento di un successo di prestigio. E' certo che questo fattore potrebbe rappresentare un grande limite, proprio nello svolgimento di un'altra partita decisiva in una fase determinante della competizione, l'ennesima partita decisiva a cento metri dal traguardo, metà che per i "kickers" tedeschi di quest'ultima generazione sembra non arrivare mai.


Se allarghiamo lo sguardo e non lo focalizziamo sul solo aspetto tecnico e storico relativo alle due nazionali, il divario tra i due paesi aumenta. La Bundesliga è in una fase di boom totale. Tutti i suoi valori hanno segno più. Media spettatori più elevata al mondo con 45.134 persone per match di media stacca nettamente la Premier League inglese (35.283), la Liga (30.275). La serie A ne ha poco più della metà con una media di 24.031 superata anche dalla prima divisione messicana.
Gli stadi, anche in virtù del mondiale casalingo, oltre ad essere colmi, sono perfetti: accoglienti, dotati di tutti i comfort, sicuri, innovativi, con manti erbosi impeccabili e gli ultimi rimasti con la pista di atletica attorno al rettangolo verde di gioco (Brema, Stoccarda) sono stati rimaneggiati negli ultimi due anni eliminando le corsie e rendendo la visibilità della gara un piacere. Escludendo il Frankenstadium di Norimberga gli altri 17 clubs della Bundesliga sono privi di quell'inutile asettico spazio tra i tifosi ed i protagonisti dell'evento. 
L'organizzazione delle squadre è di prim'ordine. Acquisti ponderati e moderati, quando si può, quando le casse lo concedono, si spinge sull'acceleratore e ci si serve il dessert; ma i conti sono quelli più in ordine dell'Europa calcistica. Nonostante questo far quadrare il bilancio, la Bundesliga (con aiuti dalla Zweite Bundesliga) ha convogliato ben 45 interpreti dei 368 ai nastri di partenza di quest'europeo. Meno della dominante Premier League inglese (77: ma anche in questo caso la Championship ha dato il proprio contributo) ma più della Spagna (34) e dell'Italia (31). Ciò a dimostrazione dell'assoluto valore del torneo e della qualità medio-alta della stragrande maggioranza delle sue 18 partecipanti come altresì dimostrato dal sorpasso in termini di ranking uefa ai danni proprio del campionato italiano attestato anche dalla maggiore competitività delle proprie squadre nell'Europa League (quest'anno quarti di finale raggiunti sia dall' Hannover sia dallo Schalke 04). 


Concentrandoci invece meramente sull'aspetto tattico della gara è innegabile che lo stesso possa determinare in un senso o nell'altro la riuscita dell'incontro.
La Germania, che adotta un 4-2-3-1 molto inflazionato negli ultimi anni, ha una formazione pressoché stabile da inizio manifestazione. Neuer indiscutibile, Boateng a destra, Lahm spostato a sinistra, Hummels ha scalzato Mertesacker come centrale di destra mentre Badstuber sta al suo fianco, Khedira e Schweinsteiger i volanti, Oezil a muoversi dietro Gomez con Mueller a destra e Podolski nella corsia sinistra.
Difficilmente Loew si affiderà a cambi dell'ultim'ora, improbabile ripeta gli esperimenti non troppo positivi effettuati con la Grecia. L'avversario non glielo permetterà. Non andrà a snaturare i movimenti offensivi proprio in una gara difficile, decisiva, contro il rivale storicamente più ostico. Nonostante tutto il talento di cui dispongono, Reus (a tratti devastante per verticalità e tecnica di base istintivamente naturale) e Schuerrle verranno accantonati, solo qualche lieve margine di speranza per Klose al posto di Gomez. Difficile che Lars Bender prenda il posto di Boateng come fece contro i danesi.
Il pallino della gara sarà tedesco, è indubbio che per gran parte della gara sarà così, all'inizio ancor più probabile, ma l'avanzamento delle linee sarà meno accentuato rispetto alle gare con Danimarca e Grecia in cui c'è stato un totale dominio del gioco quasi ininterrotto con una massiccia occupazione dello spazio offensivo. L'eventualità di andare sotto nel punteggio terrorizzerà Loew, non è la prima volta che, stoicamente, le maglie azzurre hanno portato a casa risultati sotto assedio. E' una tipicità del movimento italico, dai club trasposta alle nazionali e viceversa. L'Italia cederà logicamente il timone ma non avrà la pessima fase difensiva messa in atto dagli ellenici peraltro troppo arroccati negli ultimi 20 metri di campo. Molto dipenderà dalla pressione che saranno in grado di esercitare i ragazzi di Loew nei primi 20-25 minuti dell'incontro. Potrebbe essere uno degli aspetti chiave del match. Sotto pressione i quattro (se così giocherà l'Italia) dietro rimarranno soffocati ed oltre al rischio di incomprensioni ed errori individuali (peraltro possibili per gente dalla poca dimestichezza ad alti livelli internazionali come il poker Abate, Bonucci, Barzagli, Balzaretti), tutta la struttura potrebbe vacillare. Senza possibilità di ripartenze e senza respiro, 20 giri di lancetta potrebbero bastare per indirizzare la gara a favore tedesco.
Il giocatore determinante in questo senso sarà Oezil. Il ragazzo nato e cresciuto in Germania da genitori turchi, oltre ad essere il calciatore di maggior talento, è anche quello determinante per i movimenti offensivi. E' presumibile che la sua posizione oscillante tra quella di rifinitore in appoggio a Gomez ed esterno destro a creare un duetto micidiale con Mueller, ovvero a cangiare la posizione col medesimo, sarà alla lunga la zona di maggior sofferenza per l'Italia. Balzaretti potrebbe presto essere in balia di mareggiate, gli aiuti in ripiegamento di De Rossi spopoleranno il centrocampo, Barzagli (ci sarà lui?) risucchiato fuori per raddoppiare con la conseguenza di lasciare Mario Gomez agire con più spazi, con i tagli di Podolski da contrastare e le avanzate di Khedira e Schweinsteiger (sempre che recuperi dal dolore alla caviglia), incursori di primo livello, ottimi in conduzione come in transizione attiva, bravi nella seconda giocata, da arginare.
Messa così sembra un quadro della situazione che definir nero è eufemistico; se alla fase difensiva non si contrapporrà una fase offensiva di rilievo la partita è chiaramente persa dagli italiani, a meno di episodi estremamente fortunosi (anch'essi avranno però un limite). 
Se inoltre Gomez non avrà bisogno di rodaggio per trovare la porta da temporale si passerà ben presto a tempesta.
Invece qualche carta da giocare l'Italia ce l'ha, soprattutto per il fatto che riconoscerà la supremazia tecnica dei tedeschi senza rinunciare a priori a giocare. Le barricate non fanno parte di questa spedizione, non servirebbero ad uscire indenni contro potenza fisica e l'abilità tecnica teutonica.
Passata senza danni l'eventuale fase di pressione tedesca, una questione di 20-30 minuti (sulla carta), i ragazzi di Loew potrebbero scomporsi, perdere distanze e concentrazione, l'idea di non farcela potrebbe insinuarsi nelle menti di giocatori dalla media d'età bassa. A quel punto diverrebbe la gara dell'Italia, maestra nel controgioco e abile a scavare nei meandri psicologici di un match delicato vista la posta in palio. Figure come Pirlo e De Rossi potrebbero prendere il sopravvento, la Germania non ha mai dato garanzia di solidità né di continuità nelle quattro gare precedenti, qualche nube è sempre comparsa, dalla prima gara contro il Portogallo, proseguendo con la vittoria contro l'Olanda, al secondo tempo sterile e vissuto pericolosamente contro la Danimarca fino alla vittoria contro la Grecia, che, nonostante ampiamente dominata ha saputo arrivare al pari mettendo in evidenza crepe del sistema difensivo, qualitativamente composto da elementi di ottima fattura (ricambi compresi) ma talune volte vacillante nella struttura e nei movimenti d'insieme.


Giocherà un ruolo fondamentale l'aspetto psicologico. Già detto del passato, ma la partita è oggi. La classe dei tedeschi è il loro atout ma la classe dei tedeschi è il loro limite. Classe evidente in gran parte di loro ma limiti di classe a livello anagrafico: su 23 convocati, 14 di loro sono dall'88 a salire, ben 4 sono attualmente in età di under 21, 7 di essi hanno vinto l'europeo under 21 dell'edizione 2009 sconfiggendo in semifinale proprio l'Italia. Poco più che adolescenti quindi, sebbene nella formazione iniziale peseranno e molto i senatori quali Schweinsteiger, i Lahm, i Podolski, i Gomez, forse i Klose.
La Germania arriva a questo punto senza mai aver temuto di uscire, vincendo sempre ma convincendo a pieno quasi mai. Non un percorso in scioltezza: nel girone (affatto comodo) tutte vittorie di misura, con il mal di pancia del secondo tempo contro la Danimarca nel quale un gol avversario avrebbe significato estromissione in virtù della combinazione del risultato con l'altra partita. 
L'Italia ha vissuto una situazione di perenne agitazione. Se prima dell'evento gli scandali risaputi hanno sferzato la serenità del gruppo, la fase a gironi ha risollevato il morale. Un pareggio meritato con la favorita Spagna, un risultato identico contro l'eccellente Croazia di Bilic, una gara in sofferenza contro l'Eire prima del batticuore finale nella roulette dei rigori contro l'Inghilterra. Sempre sul bordo, senza mai cadere a dimostrazione di forza morale ed attributi. Senza dimenticare che Spagna e Croazia hanno deciso in positivo la sorte degli azzurri di Prandelli evitando combine millantate peraltro solo nel "Bel Paese". Per loro questo è un punto d'arrivo, non hanno nulla da perdere, per la Germania è il punto di partenza per coronare con una vittoria all'europeo gli sforzi di una generazione di assoluto talento. L'Italia ha fatto il più, pochi  la attendevano nel poker finale, con l'Inghilterra i ruoli erano invertiti con gli inglesi malconci e depauperati dai tanti infortuni e da alcune cervellotiche scelte nelle convocazioni. All'Italia ha sempre calzato alla perfezione il ruolo di outsider, si ci ritrova a meraviglia, ha costruito tutte le più grandi imprese. 


Fisicamente la Germania è un blocco in moto perpetuo, l'età e la preparazione voluta da Loew fanno pendere l'ago della bilancia a favore loro. Avranno anche 48 ore in più di riposo, aspetto da non sottovalutare come si è potuto vedere nella semifinale di ieri, ma la banda capeggiata da Prandelli in questo scorcio di Europeo ha sempre evidenziato una buona tenuta sorprendendo con la Spagna al debutto ed ancor più con un'Inghilterra peraltro piuttosto svuotata d'energie per via di una stagione lunga, interminabile e ricca d'impegni per i giocatori dei "Tre Leoni". 
Non saranno i cento metri finali prima del traguardo ad impedire un ulteriore penultimo sforzo a Pirlo e compagnia. La Germania non potrà contare su un'Italia remissiva da questo punto di vista. La mente dei giocatori italiani è allenata per scovare energie anche dove il fisico non risponderà, ma è evidente che gioventù, maggior riposo e caratteristica (prestanza) fisica dei calciatori potrebbero avere un peso specifico importante. 


Non si può concludere non citando anche aspetti esoterici. Il calcioscommesse ha già prodotto il risultato di arricchire la bacheca della Federazione con due mondiali (82-06), i tedeschi sanno tutto ciò: resta da vedere se i bianchi, che non vincono mai contro l'Italia dei grandi, saranno scaramantici come i pronipoti di Dante. 


Buona partita a tutti! 

3 commenti:

bbkdsport ha detto...

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En vous remerciant par avance
cordialement

Andrea Bracco ha detto...

Vojvoda mi manchi.
Andrea Bracco compagno di chiaccherate calcistiche su FB

Vojvoda ha detto...

Ciao Andreino...che piacere risentirti. Sinceramente mi ero un po' scocciato di FB, però credo che abbiamo mantenuto un contatto su MSN, quindi potremmo sentirci in quelle lande sperdute...:-)