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martedì 8 novembre 2011


QUADRO D'AUTUNNO

Breve giro d'orizzonte sui quattro maggiori tornei europei a neanche un terzo di stagione.






In Inghilterra, principale riferimento calcistico mondiale a livello di campionati, la prepotenza tecnica del Manchester City sembra finalmente aver trovato riscontro in una continuità di risultati che potrebbe scortare in carrozza la "seconda" squadra di Manchester, come abitualmente e non senza cinica dose di snobismo viene etichettata da molti, verso un titolo ampiamente atteso a seguito della messa in atto di una dirompente strategia a tappeto, che a suon di campioni collezionati negli anni rende obbligatorio un unico e solo risultato finale.
Una quantità tale di risorse dispiegate, da rendere quasi impossibile un piazzamento diverso che non sia il primo, e questo nonostante si abbia a che fare con il torneo più selettivo del pianeta.
Solo un ipotetico lungo cammino nella competizione europea potrebbe ributtare nella mischia le potenziali rivali, ma al momento anche questa ipotesi pare scongiurata, vista la marcia sicura della truppa facente capo ad una delle famiglie più influenti del mondo mediorientale, la quale ha deciso di giocare la carta football nel Grand Casinò d'Europa.
La classifica, ad autunno inoltrato, propone gli uscenti campioni in carica come i più accreditati rivali, ma sono usciti con le ossa fracassate ed il morale sotto i tacchi dal recente derby nel quale hanno fatto l'inusuale figura di sparring partner; pare che i diavoli di Ferguson siano più rossi d'ira, impegnati più a maledire il supposto sopruso tecnico-finanziario che pronti ad un reale contrasto all'avanzata dei Giannizzeri dello sceicco.
I cinque punti dell'attuale distacco sembrano nulla in confronto al divario che la calata nel calcio inglese (e non) di questi potentati dell'oro nero sta generando. E si passa sopra persino ad un Tevez acclamato come Messia dal giorno del suo arrivo e ora trattato come un Santa Cruz qualunque: si ripone in soffitta e a gennaio si provvederà ad acquistare il Padre Eterno, e finché il petrolio zampilla e non ci sarà disimpegno della proprietà, questo sarà lo scenario realisticamente preventivabile da qui in avanti.
Ferito di spada, l'oligarca russo Abramovich non vorrebbe perire in questa lotta a chi alza di più la posta, e per questo motivo "libera dal giogo" il nuovo portoghese che avanza, Villas Boas, l'ennesimo, con un assegno faraonico accreditato sul conto del compiaciuto presidente del Porto.
Lo stratega lusitano viene però anche aiutato a lavorare meglio adeguando l'organico, rimpinguato a dovere, ma da quanto emerso dopo questo scorcio di stagione, cambiando il fattore guida tecnica, il prodotto sempre lo stesso rimane ed il quarto tentativo post-Mourinho nel bramoso tentativo di entrare a far parte stabilmente del "Forbes" calcistico mondiale, e conquistare i galloni di compagine a tutto tondo, sembra destinato a rimanere senza frutti concreti almeno ancora per questa stagione, a meno di imprevedibili sterzate.
L'Arsenal nuovo look, segnato da un profondo cambiamento di metodo (è un termine che ne nasconde un altro: obiettivo) dovuto al salasso tecnico causato dalle partenze al termine della scorsa stagione, ha necessità di capire che ruolo vorrà recitare; le mire probabilmente riviste verso il basso, nonostante la fine di agosto abbia portato segnali importanti dal mercato in entrata; il Tottenham affamato dalla reale caccia al quarto posto (terzo?) che consentirebbe, ad un anno di pausa, di rientrare tra i grandi del continente, attualmente risparmia le forze in Europa League per non vanificare il lavoro domestico ed il Liverpool, arrogante nelle ultime due sessioni di mercato , ma poco coeso ed ancora alla ricerca di un'identità precisa nel panorama inglese delle ultime annate, appaiono come tre compagini più interessate ad azzannare quello spicchio di classifica che dovrebbe permettere loro, con la qualificazione alla coppa campioni, di elevare le proprie ambizioni, ma a partire dalla prossima stagione.
A queste sei corazzate, si addiziona un intruso di qualità come il Newcaste, mossosi benissimo negli ultimi due anni grazie ad un legame diretto con il mercato francese. I Magpies stanno entrando prepotentemente nell'alta società e l'impressione che se ne ricava e che sarà oltremodo arduo scalzarli dalle posizioni di vertice conquistate con merito (sia per le scelte di mercato oculate sia per le prestazioni sul rettangolo verde).
Il resto del plotone si dispone in buon ordine, ma qualche jolly potrebbe essere nascosto nelle maniche di qualche squadra, magari impegnata sul fronte europeo, terreno dove potrebbe fare parecchia strada (vedi Fulham e Stoke).
La lotta per la permanenza vede quasi soffocare il Wigan, malato da anni e ripreso per i capelli più volte, quindi strappato ad una morte sicura che quest'anno sembra tuttavia aver ritagliato le funeree vesti su misura dei Latics.
Nel calderone, dunque, un po' tutte quelle dall'ottavo posto in giù, eccezion fatta per Villa, Fulham ed Everton che alla lunga faranno pesare gli organici, e lo Stoke, che grazie al suo inconfondibile stile rugbystico riuscirà ad evitare le pericolose sabbie mobili, ne siamo certi.

La Spagna sta vivendo la stagione della rinascita. Sarebbe un'affermazione da querela se non si leggesse oltre l'apparente sconfortante messe di reti e prestazioni sfornate dal duo storico. La classifica, col passare delle giornate, si allungherà inevitabilmente a favore di Madrid e Barcellona creando quel vuoto che oramai è voragine, però oltre ai crudi numeri c'è ancora Liga.
E' davvero probabile che le due faranno, sorteggi permettendo, la finale di Champions League, in quanto oltre alla Spagna stanno catechizzando l'Europa a colpi di gioco, gol e talento, legittimando una superiorità che la logica dovrebbe fare sfociare in una finale più che annunciata, a maggio, a Monaco di Baviera.
Non si può slegare quest'aspetto nell'analisi sulla Liga. Quei cinque gol che vengono recapitati al malcapitato di turno che piazza le tende al Camp Nou o al Bernabeu sono il pegno politicamente corretto che una squadra normale o mediamente forte può pagare se Real o Barcellona decidono che così è se gli pare. Credo che a questa legge poche entità europee possano sfuggire, e solo la Premier riuscirebbe ad arginarne parzialmente lo strapotere; non si capisce, dunque, perché lo debbano fare squadre di seconda fascia del panorama spagnolo.
Per il resto, l'orizzonte è spazzato via dalle nubi delle ultime stagioni, nelle quali preoccupanti involuzioni nel gioco avevano coinvolto le cosiddette squadre terrene, quelle dal terzo posto in giù. I massicci successi in serie delle rappresentative nazionali "sub" (anche solo effimeri, come lo splendido e scalognato mondiale under 20 disputato da una regale selezione giovanile) dalla primavera a tarda estate, hanno inondato di nuovo entusiasmo e talento fresco la Liga.
Nonostante congiunture di mercato non favorevoli, alcune società hanno saputo rimodellarsi con risultati più che dignitosi, cedendo alle irrinunciabili tentazioni di vendere e reinvestire con pacatezza (Valencia), altre ancora vendere e rituffarsi in un mercato in cui l'asticella per strappare i pezzi migliori si eleva di sessione in sessione, senza avere nell'immediato riscontri confortanti (Atletico), altre subire il peso, più psicologico che tecnico, di mantenersi a quote storicamente non appartenenti al proprio patrimonio, accusando flessioni fisiologiche (Villarreal). Vi sono poi quelle che cercano glorie estemporanee memori di un recente trascorso a banchettare a colpi di ostriche e champagne (Siviglia), altre (Malaga) cavalcano il momento di ricerca di visibilità degli arabi in un campionato first class come la Liga, baciate dalla fortuna di essere elette e facendosi assorbire in un'orbita celestiale che dovrebbe, a breve lasso di tempo, consolidare gli andalusi nei piani alti della Liga prima e del continente poi. C'è poi la solida armata basca rappresentata dall'Athetic Club, la compagine che ad inizio torneo suscitava i maggiori interessi in virtù di un maquillage estetico avente come colonna portante l'estro del Maestro Bielsa, e la sferzata di vento nuovo regalata dal Betis tutto mobilità e fraseggio, i cui frizzanti prodromi si erano già intuiti nella splendida cavalcata della scorsa stagione.
Al tirar delle somme, una Liga il cui livello di gioco è più che accettabile, il cui spettacolo convincente, con il pacco regalo inatteso al cui interno vi è una rana impazzita (magari un poco datata) che sta facendo saltare il banco in questa prima parte di stagione (Levante).

La Bundesliga è territorio di caccia del Bayern. Se un anno sfugge alla regola, il seguente ricalca il copione che vede i biancorossi favoriti d'obbligo, contando su un organico sopra la media ed uno strapotere economico, finanziario, di marketing e di appeal senza eguali in Germania.
Se Heynckes destava più di un turbamento al momento della reincoronazione, ci hanno pensato i giocatori a non permettere che si insinuasse troppo il germe della diffidenza e già dalla seconda giornata hanno iniziato a macinare avversari in patria e fuori.
E c'è l'asso da giocare, che è ancora ben nascosto ed appena sarà terminato il lavoro col nastro adesivo, ecco che nel clou della stagione potrebbe essere calato per rifinire l'opera e compiere un miracolo al quale molti in Germania (e non) credono, quello di portare a casa (è proprio il caso di dire) la coppa dalle grandi orecchie, così come la chiamano gli esperti.
L'asso in questione è ovviamente Robben, e il termine miracolo, una volta rientrato l'olandese di cristallo, appare tremendamente ingeneroso per una compagine che allo stato attuale, in Europa, può temere la concorrenza dei due titani spagnoli e basta.
Il resto della Bundes è sempre calorosamente emozionante e scalda davvero il cuore; degli stadi arcicolmi non ne parliamo più, della passione dei tedeschi per il calcio ci sarebbe da fare approfondimenti mediante qualche trattato di sociologia, dell'avvenenza del torneo non si sono mai avuti dubbi.
Magari non sempre costellato di stelle, il campionato tedesco ha però calamitato nel corso degli anni tanti cosiddetti buoni giocatori e non è un caso che le rose delle squadre siano infarcite di "nazionali" di ogni dove.
Il lavoro encomiabile a livello giovanile ha fruttato un discreto gruzzolo di giovani virgulti, spesso ancora in fasce, ma molti di loro sono di prima qualità e soprattutto disseminati in tutti i ruoli: bravi, vincenti e col futuro in faccia.
Il sorpasso sul terzo torneo del ranking Uefa, inevitabile, certifica il valore della Bundesliga e la propone in un contesto di ritrovata competitività proiettandola su futuri scenari estremamente allettanti.
Certo, di squadroni, Bayern a parte, attualmente non ce ne sono, ma le tante realtà di medio-alto livello, supportate spesso da grandi città quindi dall'elevato potenziale di tifosi, non possono che attrarre nell'immediato futuro investitori munifici e costanti nell'impegno preso, e possibilmente qualche oligarca o sceicco che possa farsi carico di qualche spesuccia accessoria.
Avere ottenuto un posto in più per la prossima campagna europea nella coppa di maggior rilevanza avvalora maggiormente questo trend e potrebbe essere il volano ideale per una nuovo Rinascimento del calcio-panzer.
Tornando alla stretta attualità, dopo un inizio stentato, si registra il ritorno di fiamma di Borussia Dortmund e Schalke, le due più credibili candidate ad occupare i due restanti gradini del podio (col Leverkusen?), nonché le piacevoli sorprese rappresentate dal Werder dalle mille ed inattese rinascite, al Monchengladbach, che dal baratro della zweite sta ora toccando le corde dei sentimentalisti che rivedono, chiudendo gli occhi e usando un'ottimistica dose di immaginazione, la formazione dell'età dell'oro.
Pollice verso per l'Amburgo che a forza di giocare col fuoco finirà per arrostire, pronto ad essere inghiottito dalla palude rappresentata dalla seconda divisione.

La Ligue 1, terreno di caccia prediletto da club dell' Europa intera che invadono l'esagono per fare razzia di perle rare ma anche solamente di buoni giocatori, sta paurosamente aumentando la propria fornitura di talenti verso l'estero senza riuscire a colmare il gap tecnico con la fioritura di nuove stelline. Il ritmo è insostenibile e di questo passo il sorpasso di altri campionati diverrà ineluttabile .
Una strana sensazione pervade da troppo tempo chi segue il calcio francese, quella di trovarsi di fronte una sorta di Brasile o Argentina modello europeo, esportatore di mano d'opera qualificata a costi sostenibili (per gli altri). L'unico esportatore tra i grandi paesi calcistici del vecchio continente, il movimento calcistico transalpino fa la fortuna di campionati come la Premier, per citare la punta dell'Iceberg di questa situazione (dall'ottica francese naturalmente).
Un' emorragia che nasce dal profondo della cultura calcistica d'oltralpe, da un' incontrollabile autolesionistica scarsa considerazione del proprio movimento, che nell'ottica del giocatore locale deve rappresentare il trampolino di lancio verso il successo e non, viceversa, punto d'arrivo, e per un'apatia generale dei grandi magnati d'oltralpe che non vedono nel calcio motivi validi per esporsi .
A questa tendenza ultradecennale la scialuppa di salvataggio viene ora lanciata da un manipolo di emiri qatarioti, che prova ad invertire la rotta grazie all'ingresso nella società calcistica francese della loro Qatar Investment Authority. Gli stessi quindi, allungano i dorati tentacoli guardando anche all'esagono dopo aver messo le mani sul Manchester City ed il Malaga, dando uno slancio, o meglio, uno scossone, a tutto il movimento.
Imprevisto, vista l'operazione lampo portata a termine dagli affaristi arabi senza che ci fossero avvisaglie nelle settimane precedenti la chiusura del negozio.
I qatarioti, che, ricordiamo, ospiteranno i mondiali 2022, diventano allora i tutor internazionali cui aggrapparsi e accaparrandosi la formazione di una capitale da oltre 10 milioni di anime, nonché i diritti televisivi del torneo mediante il network Al Jazira Sport, (nato solo nel 2003 ma attualmente una potenza non solo nel mondo mediorientale e controllato dagli stessi emiri proprietari dei parigini) contano di ridare lustro al calcio dell'esagono che sogna di rivivere l'epopea dei primi anni ottanta, auspicando però un finale differente.
Va da se che l'establishment del Golfo Persico abbia immediatamente aperto i cordoni della borsa investendo circa 90 milioni di euro, posizionando il PSG al secondo posto nella speciale classifica delle spese estive, appena dietro al...Manchester City.
Tutto ciò ha generato, in un torneo senza straordinarie corazzate, come invece sono la Premier o la Liga, risultati immediati, issando il PSG solitario in vetta alla classifica ed a distanza di sicurezza dalla seconda.
Gioco facilitato, dovendo spazzare via l'innocente opposizione di un Lilla menomato dalle cessioni ed impaurito dal neo status acquisito, la resistenza di un Lione più preoccupato di rinascere dalle ceneri lasciate da Puel, e di un Marsiglia attanagliato dagli abituali caos gestionali e posseduto dal tipico stato di fibrillazione, stato in cui si convive da sempre sulla Canebière.
Non saranno certo il Montpellier di quest'inizio di stagione, ovvero una rinascita delle tre citate pocanzi a spaventare una società che per gennaio ha pronti altri colpi in canna.
Il resto della lista (Rennes e Tolosa escluse) prevede una litania di squadre che si avvicendano (e così faranno sino al termine) tra la zona europea e quella che condurrà a far scomoda compagnia a Nantes, Metz e Lens. In bocca al lupo a tutti.





giovedì 31 dicembre 2009



TUTTI COSTORO HANNO LASCIATO IL SEGNO A LORO MODO NEL CALCIO EUROPEO DEL 2009.
(E PERDONATEMI SE NE HO DIMENTICATO QUALCUNO)!



BUON ANNO A TUTTI!





PORTIERI

VICTOR VALDES - HOWARD - REINA - CASILLAS - BENAGLIO
AKINFEEV - GIVEN - JULIO CESAR - NEUER - FREY - FRIEDEL
ADLER - BORUC - DIEGO LOPEZ - WIESE - HANDANOVIC
VAN DER SAR - ROBINSON - BAILLY - RYZHIKOV - CARRASSO
HART - ASENJO - CECH




LATERALI DESTRI

DANIEL ALVES - BOSINGWA - SAGNA - MAICON - STEINSSON
SERGIO RAMOS - GLEN JOHNSON - IVANOVIC - RAFINHA
LICHTSTEINER - O' SHEA - SRNA - PRODL - ZANETTI
EBOUE' - PAINTSIL - VAN DER WIEL - FANNI - CHALME'
LUKE YOUNG - IRAOLA - BECK - RAFAEL DA SILVA
INKOOM - JALIENS - PAPASTATHOPOULOS - BADSTUBER
MAXI PEREIRA - SABRI SARIOGLU - SANTON




LATERALI SINISTRI

SCHAFER - ANDRE' SANTOS - ASSOU EKOTTO - EVRA - TAIWO
ALVARO PEREIRA - ABIDAL - ANSALDI - CISSOKHO - RAT
ASHLEY COLE - KOLAROV - CAPDEVILA - CLICHY - YANBAYEV
GIBBS - JOHNNY EVANS - MARCEL JANSSEN
CASTRO - BOENISCH -CHIVU - BOKA - VAN BRONCKHORST
GERSON MAGRAO - SCHENNIKOV - IBRAHIM UZULMEZ
ARBELOA - TREMOULINAS - FILIPE LUIS



DIFENSORI CENTRALI

TERRY - PIQUE' -VIDIC - NALDO - PEPE - GALLAS
BRUNO ALVES - ALEX COSTA - PUYOL - RIO FERDINAND
VAN BUYTEN - JAGIELKA - LUCIO - MATHIJSEN
CHYGRYNSKYY - VERMAELEN - DAVID LUIZ - SUBOTIC
MICHAEL DAWSON - ROGER JOHNSON - DOUGLAS
HUMMELS - RICARDO CARVALHO - KING - ESCUDE'
CUELLAR - WALTER SAMUEL - JEROME BOATENG
RICHARDS - BASSONG - LUISAO - CHIELLINI
BORDON - DIEGO LUGANO - MADLUNG - KJAER
HYYPIA - LESCOTT - CARRAGHER - THIAGO SILVA
MERTESACKER - UPSON - BERIA - KOLO TOURE'
ALBERTO RODRIGUEZ - SOULEYMANE DIAWARA
ONYEWU - SQUILLACI - SERVET CETIN - HILTON
KOMPANY - CIANI - ALBIOL - ONUOHA - WESTERMANN
RAMI - SAMBA - CRIS - NESTA - DISTIN - ANTHAR YAHIA
GARY CAHILL - WES BROWN - TASCI - SIMUNIC - GODIN
CHEDJOU - LUKOVIC - AVRAAM PAPADOPOULOS
SEKAGYA- SHARONOV - KHACERIDI - ANDRE' LEONE
BOCCHETTI - ANDRE' BAHIA - TURNER -
"MAZA" RODRIGUEZ - MANUEL FRIEDRICH -
DANTE BONFIM - FERRARI - BYARSMIR - YOBO
ANDERSON POLGA - GOKHAN ZAN - N'KOULOU
DE MERIT - TIHINEN - VERTHONGEN - PLANUS
NELSEN - SIDNEI - MEXES - GALAMAZ - TOMKINS
OOIJER - KUCHER - LEANDRO ALMEIDA -
MAMADOU SAKHO - MOISANDER - SARR - BRUNO FERNANDES




CENTROCAMPISTI DIFENSIVI/CENTRALI

YAYA TOURE' - XAVI - BARRY - TOULALAN - SEMAK
LAMPARD - DE ROSSI - LASSANA DIARRA - ROMARIC
PALACIOS - DE ZEEUW - SCHAARS - RAUL MEIRELES
MILIJAS - XABI ALONSO - KHEDIRA - STILIYAN PETROV
ALEXANDRE SONG - WITSEL - M'BIA- BENOIT CHEYROU
CAMBIASSO - VIDAL - GILBERTO SILVA - VAN BOMMEL
HITZLSPERGER - BRADLEY - JOSUE' - FELIPE MELO
ZOKORA - BUSQUETS - JAVI GARCIA - VUKOJEVIC
MUAMBA - CAPOUE - FERNANDINHO - MAKOUN
PLASIL - TIOTE' - EMANA - ALOU DIARRA - CATTERMOLE
INLER - BARRY FERGUSON - MOMO SISSOKO
ARTETA - MENDES DA SILVA - MARCHISIO
DUDU CEARENSE - EGUREN - DIABY - MASCHERANO
JAVI MARTINEZ - THIAGO MOTTA - DARREN FLETCHER
JURIC - HOWEDES - MIGUEL VELOSO - CARRICK
KARAGOUNIS - CANA - MOUSSA SISSOKO - HUDDLESTONE
FRINGS - JAROLIM - FABIO SIMPLICIO
ENOH - IRELAND - SCOTT PARKER - HASEBE
D. STANKOVIC - MEHMET TOPAL - DIEGO PEREZ
AOGO - FERNANDO REGES - RAMSEY - DE JONG
DENISOV - WHELAN





ALI SINISTRE

GIGGS - DZSUDZSAK - DI MARIA - MICHEL BASTOS
SILVA - ARSHAVIN - SALOMON KALOU - ELIA
NIANG - HENRY - ASHLEY YOUNG - RIBERY - ROBBEN
STOCH - JUAN VARGAS - BARNETTA - EMANUELSON
VUKCEVIC - CRISTIAN RODRIGUEZ - NASRI - PIRES
MATA - BELLAMY - YARMOLENKO - GUARDADO - SIMAO
MARCELO - PEROTTI - JOVANOVIC - PIENAAR
VUCINIC - HLEB - MARKO MARIN - MC GEADY
WENDEL - WILLIAN - MARTENS - SCOCCO





CENTROCAMPISTI OFFENSIVI/ FANTASISTI

INIESTA - MISIMOVIC - GERRARD - FABREGAS
AFELLAY - OZIL - GERVINHO - SESSEGNON - KAKA'
SNEIJDER - JADSON - DZAGOEV - HAMSIK - ZIANI
PJANIC - DEMPSEY - JOE COLE - DIEGO - GOURCUFF
"CHORI" DOMINGUEZ - ZIDAN - THOMAS MULLER
CAHILL - DECO - MODRIC - RAFFAEL - KRANJCAR
SCHWEINSTEIGER - MILNER - KACAR - RENATO AUGUSTO
LUCHO GONZALEZ - BAJRAMI - CARLOS EDUARDO
BENAYOUN - HONDA - HAZARD - J. MOUTINHO
MARGAIRAZ - ALEX MESCHINI - DUNN - EAGLES
FELLAINI - KENNETH PEREZ - ZYRIANOV - BANEGA
EDERSON - JURADO - IBAGAZA - SAVIOLA - HOLTBY
VAN DER VAART - NINIS - CRISTIAN LEDESMA
YESTE - SEYDOU KEITA - RAKITIC - GENTNER
IVANSCHITZ - KROOS - TROCHOWSKI - JAJA'
LAWRENCE - PRANJIC - BLASZCZYKOWSKI
KRIVETS - DUBARBIER - POKRIVAC - COSSU





ALI DESTRE

KRASIC - KUIJT - PEDRITO - SIMAO - RYAZANTSEV
ARDA TURAN - DUFF - LENNON - TCHOYI - JESUS NAVAS
MATMOUR - VALENCIA - LENS - ELANO - GALLETTI
WALCOTT - ILSINHO - BRYAN RUIZ - RAMIRES
ALEXIS SANCHEZ - PARK JI SUNG - ABDUL KADER KEITA
ROMMEDAHL - WEISS - MERTENS - CAMORANESI
FARFAN - VLADIMIR BYSTROV - JOAQUIN
SEB. LARSSON - BILYALETDINOV - WRIGHT-PHILLIPS
RIETHER - BEERENS - HERSI - GOVOU




ATTACCANTI

DROGBA - MESSI - VAN PERSIE - ROONEY
CRISITANO RONALDO - TORRES - DZEKO
GRAFITE - LUIS FABIANO - ETO'O - EL HAMDAOUI
IBRAHIMOVIC - BENZEMA - ANELKA - HULK
FORLAN - SUAREZ - DEMBELE' - AGUERO - DIEGO MILITO
ZARATE - VILLA - CARDOZO - ARI - MUTU - DERDIYOK
HIGUAIN - YSSOUF KONE' - PETRIC - AMAURI
TOIVONEN - ALEXANDRE PATO - OLIC - BERG
HESKEY - GILARDINO - HELMES - IBISEVIC
GUERRERO - GOMEZ - FERNANDO LLORENTE
BARRIOS - LISANDRO LOPEZ - PAZZINI - ROSSI
MITROGLOU - ANDY JOHNSON - BAROS - GIGNAC
BALOTELLI - TOTTI - TEVEZ - DEFOE - BERBATOV
BOBO - MILEVSKY - LIEDSON- CROUCH - TREZEGUET
N'KUFO - POGREBNYAK - PANTELIC - CAREW
VORONIN - KENWYNE JONES - KIESSLING - WELLITON
HOARAU - ALIYEV - CHAMAKH - SANTA CRUZ
KANOUTE' - PIZARRO - BENDTNER - GEKAS
DARREN BENT - FREI - MAKUKULA - CASSANO
AGBONLAHOR - BUKHAROV - SALPIGIDIS - WEBO
NENE' (NACIONAL/CAGLIARI) - DEMBA BA
NENE' (ESPANYOL/MONACO) - MAKAAY
FLORIN COSTEA - ERDINC - SOLDADO - SAMARAS
JANKO - DOUMBIA - REMY - ZAMORA - MBOKANI
DI VAIO - QUAGLIARELLA - ADEBAYOR
ISMAEL BLANCO - SHEVCHENKO - CARLTON COLE
NEGREDO - KURANYI - GOKHAN UNAL - CARROLL
GIGEL BUCUR - ISMAEL BANGOURA - DI NATALE
DJIBRIL CISSE' - BOYD -LUKAKU - AKPALA - AARON HUNT
FALKENBURG - ACQUAFRESCA - CAVANI - ALPHONSE
NOVAKOVIC - MC DONALD - SESTAK - MARTINS
OBASI - NEMETH - ADIYIAH



venerdì 25 dicembre 2009



BUON NATALE...


...E BUONE FESTE A TUTTI!





martedì 10 novembre 2009



ADDIO PORTIERONE !!!



Para dal cielo, Robert...!

mercoledì 14 ottobre 2009



LE QUOTE...MATTE!

Distribuzione geopolitica dei posti mondiali che fa sempre discutere, e le vittime illustri, come sempre non mancano...






Il "musicista" Slaven Bilic è disperato: la sua Croazia è stata...suonata...nel raggruppamento con Inghilterra ed Ucraina.




Con ancora 9 posti da assegnare, il prossimo mondiale sta prendendo la sua forma definitiva e si contano, come abitualmente accade, tante vittime cadute a terra prima ancora che la battaglia infuri.
Per dirla tutta, l'ecatombe poteva essere ben peggiore se gli ultimi giorni non avessero aggiustato le cose e riportato serenità nel volto e nella mente di Blatter.
Tra i salvati delle ultime ore troviamo l'Argentina ma anche Portogallo ed Uruguay, fino a qualche tempo fa già con un piede e mezzo fuori dalla kermesse africana e ora aggrappati ad uno spareggio che pareva chimera (ancor più per i lusitani). Senza passare dagli spareggi Germania e Italia, che in Europa erano quelle ancora a rischio visto che Olanda Inghilterra e Spagna avevano già ampiamente consolidato il loro ruolo di leader nei rispettivi gruppi, tutti i vertici Fifa possono tirare un bel sospiro di sollievo in attesa che anche Francia e Russia (oltre al Portogallo e all'Uruguay come già accennato) timbrino il pass negli spareggi.
E poco male se qualche europea ha già staccato la spina della speranza prima ancora dei brividi forniti dai play-off.
Croazia, Cechia e Turchia spiccano tra le sommerse, ma anche Romania, Polonia e Svezia hanno accumulato una delusione difficile da smaltire in tempi brevi e non le aiuterà sapere che tra poco altre quattro sorelle europee si dovranno leccare le ferite accompagnandole idealmente nel girone dei dannati.
Tutto ciò purtroppo, è favorito dalla geopolitica del football che prevede che l'Europa abbia solamente 13 biglietti a fronte di 32 posti mondiali. Pochini visto il livello del continente, infimi se si pensa allo spareggio Bahrein-Nuova Zelanda che porterà una squadra materasso a giocare davanti agli occhi del mondo.
E oramai assodato che la Fifa non possa più fare a meno di soddisfare continenti in forte ascesa economica e con un bacino di appassionati sempre più crescente, quindi le pretese di questi ultimi, pur incocciando con il buon senso, inducono la Federazione Mondiale Gioco Calcio a destinargli qualche posto in più tappandosi bocca e naso.
Europa 13, Africa 5 (più paese ospitante), Sudamerica 4+1, Centroamerica 3+1, Asia 4+1, Oceania 1 o nulla. Questa è la suddivisione geografica del puzzle iridato che lascia parecchio a desiderare.
Una sorta di "quote latte" del calcio, come avviene già in altri sport di squadra e in quelli individuali in cui la formula del numero massimo, costringe paesi forti e che posseggono un numero considerevole di atleti valorosi in quella disciplina a doversene privare per consentire allo sciatore senegalese di buttarsi dalla Streif ovvero il nuotatore mongolo di ingoiare le bollicine di Phelps.
Le più penalizzate da questa ripartizione molto politica e molto poco tecnica risultano essere l'Europa e l'Africa, quest'ultimo continente in forte ascesa calcistica e con esponenti dal grande impatto fisico-tecnico nei maggiori campionati europei.
Scorrendo la lista della vecchia Europa, rimangono a casa: Croazia, Turchia, Rep. Ceca, Romania, Svezia, Polonia, ma anche Bulgaria, Scozia, oltre alle quattro sventurate che avendo accarezzato il sogno sino all'ultimo, lo dovranno abbandonare dopo lo spareggio. E non dimentichiamo Ungheria, Belgio ed Austria che dopo travagli e umiliazioni stanno cercando di trovare la strada per riemergere, chi da molto distante (Ungheria ed Austria), chi da un passato recente buio (Belgio), grazie a diversi ottimi prodotti in età ancora verde, e che nel giro di un paio d'anni potrebbero ritrovarsi protagoniste.
L'Africa ha perso anzitempo il Senegal, e non vedrà ai nastri di partenza Mali, Marocco e con tutta probabilità Nigeria ed Egitto.
E se i 4 posti sicuri più uno da giocarsi allo spareggio, sono un trattamento "tecnically correct" verso il Sudamerica, Asia e Centro-Nord America hanno trattamenti che non si può non etichettare con l'espressione "di favore".
Consentire ad un continente come l'Asia, (che calcisticamente parlando ha offerto e offre poco e che, a parte la Corea del Sud, il Giappone e l'Australia, che si è associata all' AFC, lasciando la federazione oceanica, e a tal proposito non si comprende perchè mai Asia ed Oceania non si uniscano in un'unica confederazione), che non ha altre squadre di livello, (se escludiamo l'Iran, peraltro molto deludente nelle eliminatorie), di essere gratificato con quattro posti al caldo più uno da giocarsi con la vincente del raggruppamento oceanico
(che privo dell'Australia è rimasto appannaggio della...Nuova Zelanda) appare una violazione dei più basilari principi di etica calcistica; così come regalare tre posti alla CONCACAF (oltre ad uno da giocarsi nello spareggio) è fuori luogo stante le attuali potenzialità tecniche di nazionali che non siano Usa oppure Messico.
Modificando i meccanismi di assegnazione-posti, si recuperebbero almeno quattro biglietti, prelevandone un paio dall'Asia (che rimarrebbe con 3 squadre senza l'eventuale spareggio della quinta con l'oceanica) e altri due dalla CONCACAF (cioè il terzo più la spareggiante che automaticamente lascerebbe il Sudamerica con quattro posti assicurati senza il salvagente del play off per la quinta).
Questi quattro ticket potrebbero essere suddivisi equamente tra Europa ed Africa, un buon modo per far calare drasticamente la probabilità di vedere fuori dalla rassegna mondiale giocatori del calibro dei maliani Kanoutè, M. Sissoko, Seydou Keita, M. Diarra, dei nigeriani Martins, Taiwo, Yakubu Ayegbeni, Obasi, Odemwingie, dei marocchini Chamack ed El Hamdaoui oltre a tutti quegli europei grandi protagonisti con i maggiori club del continente, ma alla finestra ai venturi mondiali nei quali il neozelandese Killen (Norwich City, League One, terza serie inglese) rischia fortemente di essere l'ariete e leader dell'attacco (e non solo) degli "All Whites"...







venerdì 14 agosto 2009






PENSIERI IN LIBERTA' (2) !



Sepp Blatter: il factotum della Fifa!



PUZZA DI BRUCIATO



Platini da quando si è insediato nell'ambita poltrona di presidente dell'Uefa portava in dote una serie di nobili intenti tra i quali,oltre alla riforma della Coppa Uefa (formale più che sostanziale), anche la "Robin Tax" in soccorso dei club campioni di nazioni che hanno la sventura di trovarsi in mezzo al mare,nelle posizioni di retrovia e che con la "perestrojka platinista" hanno visto accrescere le loro credenziali ed entrare nel gran ballo dalla porta principale.
Non come l'anno scorso 10, bensì 13 campioni nazionali, secondo il ranking Uefa, direttamente alla fase a gironi e l'innovazione del sistema di sdoppiamento "piazzati" e "campioni" che prevede che i club campioni nazionali dal 14esimo piazzamento nel ranking Uefa (in ordine Grecia, R.Ceca, Svizzera e via discorrendo...) possano giocarsi 5 pass di accesso tra di loro evitando le forche caudine dell'incontro coi "mostri dei 5 campionati maggiori (le quarte di Inghilterra, Spagna ed Italia e le terze di Germania e Francia) che invece sciaboleranno nel turno di Play-Off con la terza squadra russa e le seconde dei posti che vanno dal 7 al 15.
Nobile iniziativa che produce effetti di scombussolare i piani dei paesi meglio classificati garantendo visibilità ed accesso alla fase a gironi a più squadre campioni nazionali ma un saggio proverbio suggerirebbe di affermare che "fatta la legge, trovato l'inganno". Perchè le cinque grandi forze europee, che è perfettamente superfluo rimenzionare, hanno miracolosamente trovato il paracadute offerto dal sorteggio che definire benevolo è fuorviante: il termine corretto è...strutturato. Ecco l'inganno della legge: un sorteggio impostato in modo tale che le 5 di Inghilterra, Spagna, Italia, Germania e Francia non copulassero in considerazione del fatto che Arsenal, Lione e Stoccarda erano teste di serie mentre Fiorentina ed Atletico Madrid no. Le altre 5 uscite dal terzo turno di qualificazione dei "piazzati" vedevano Sporting e Panathinaikos tra le seeded e Celtic, Anderlecht e Timisoara tra le unseeded. Credere al caso è piuttosto un...azzardo...e l'estate calda che ha bruciato migliaia di ettari di terreno in tutta l'Europa mediterranea ha diffuso l'acre odore di bruciato persino nella lacustre Nyon!
La sentenza definitiva è arrivata dal "draw" dell'Europa League che poco dopo ha avuto luogo tra 76 compagini suddivise in 6 gruppi da 5 teste di serie e 5 no e 2 gruppi da 4 e 4. Più protezioni che in una connessione wireless o in un rapporto di...strada!






FIFA FA E DISFA!

La confusione regna sovrana in casa Blatter, conseguenza dei giganteschi interessi che ruotano attorno al Dio pallone. Calciatori, federazioni, selezionatori, dirigenti e non ultimi (non sia mai)...procuratori: nessuno escluso. Se il mondo vive e si nutre di sport, lo sport si nutre di vittorie, prestigio, passione ma anche e soprattutto di interessi-danari che muovono il pianeta terra e commuovono chi di dovere, pronto a svendere diritti in cambio di voti e galloni. Difficilmente superati i traumi degli equiparati nel rugby, dei cambi di nazionalità in corso d'opera nell'atletica, sport nel quale la compravendita dei keniano-etiopi da parte degli emiri di Qatar e Bahrein (con tanto di cambio di generalità) fece scalpore qualche anno fa, tanti, troppi atleti al mondo, sia appartenenti a discipline individuali che di squadra, sono portati con eccessiva facilità al cambio di status sportivo: dai cinesi del tennistavolo, a canadesi e statunitensi dell'hockey e del baseball, dai brasiliani del futsal ai pallanotisti croati, ungheresi e serbi, questi ultimi, notizia fresca di qualche settimana, in soccorso ad un'Italia perdente, e quindi costretta dalla brillante storia pallanotistica alle naturalizzazioni; si vocifera che un gruppetto di questi atleti siano pronti ad indossare la maglia del futuro "settebellovic", visto le disgrazie degli ultimi mondiali romani e il presagio di nuove figure barbine. Tutto ciò pur avendo accumulato decine di presenze e partecipazioni a fasi finali di europei, mondiali ed olimpiadi con le rispettive nazionali. Insomma, nessuno sport è esente: competitori pronti a vestire una bandiera in un mondiale ed un'altra all'olimpiade che si svolgerà di lì a poco. In tutto questo "bailamme", il football era rimasto pressochè vergine e distrattamente lambito da qualche sporadico episodio, in virtù di strette regole sui cambi di nazionalità. I primi casi riguardavano solo qualche giocatore mai presente in nessuna categoria della propria nazionale di appartenenza e che optava per una maglia della nazione che da anni lo stava ospitando (generalemente brasiliani ed argentini). Regole ferree che proibivano i cambi di bandiera se si aveva, anche solo per uno scampolo di gara, indossato una qualsiasi casacca di nazionali, qualsiasi fosse il livello. Dal 2004 subentrò poi la regola che definiremmo "africana", poichè consentiva di mutare il proprio status internazionale entro il compimento dei 21 anni. Si poteva aver vinto il campionato europeo under 17 o 19 con la Francia ad esempio, e poi scegliere la Tunisia o il Senegal purchè la barriera dei 20 anni e 364 giorni non fosse stata sorpassata. Una norma che andava a privilegiare molte nazionali del continente nero che usufruivano dei nuovi arruolati già formati in Francia (per la stragrande maggioranza dei casi) e benchè già impegnati nelle under 17, 19 0 21 con i galletti, venivano attratti "fatalmente" dalle proprie radici grazie a questa scappatoia. Squadre del continente nero che già annoveravano molti "noirs de France", mai selezionati per il paese natio o ospitante (l'Esagono per l'appunto) e che già facevano faville con Costa d' Avorio, Camerun, Senegal, Mali, Guinea, Marocco, Tunisia, Algeria etc... I paesi del vecchio continente, in passato divoratori nel depauperare di risorse materiali ed umane l'Africa, restituivano al mittente parte dei gioielli sottoforma di calciatori cresciuti e svezzati nei floridi vivai (meglio se transalpini). Dal giugno 2009 l'ulteriore novità è che non ci sono più freni anagrafici e la barra è stata spostata ancora qualche centimetro più in là: non esistono più limiti di età per il cambio di nazionalità se si è giocato per una rappresentativa giovanile. Sentimenti mai sopiti per il paese che li ha visti nascere e poi emigrare magari ancora in fasce, voglia di riscattare nonni o genitori, opportunità di emergere ed avere visibilità nei grandi tornei internazionali per nazioni, mancanza di reali chances nel paese che li ha formati e quindi fuga salutare e produttiva. Bamba, Meité, Demel per la Costa d'Avorio, Assou Ekotto, Bassong, Ndjeng, per il Camerun, Oumar Sissoko, Yatabaré, Momo Sissoko, Bakaye Traoré, Kanouté, Mamadou Samassa, Mustapha Yatabaré, Kébè, Kalifa Cissé, Kanté, Bagayoko, Sammy Traoré, Bakary Diakité per il Mali, Habib e Bobo Baldé, Larson Touré per la Guinea, Dia, Remi Gomis, Diomansy Kamara, Beye, Morgaro Gomis per il Senegal, Sodje ed Odemwingie per la Nigeria, Owusu-Abeyie per il Ghana, N'Ganga, Oniangue, Samba, Malonga, Abdoulaye, Bantsimba per il Congo, Bougherra, Belhadj, Anthar Yahia, Mansouri, Ziani, Meghni, Bouazza, Ghezzal, Djebbour, Matmour e Ghilas, Mouniri, Bouzid, Harek, Yebda ed Amri per l'Algeria, Chretien, Kharja, Benatia, El Ahmadi, Chafni, Boussoufa, El Hamdaoui, Chamakh e Baha per il Marocco, Mikari, Ragued, Ben Khalfallah, Ben Yahia, Ben Saada, Taider, Allagui, Alaeddine Yahia, Nafti, Belaid, Demai, Camus, Nouioui e Francileudo Santos per la Tunisia, Ahodikpe, Dossevi, Romao, Ayité, Gakpé, Boukari, Grondin, Malm per il Togo, i fratelli Aubameyang per il Gabon. Ho fornito una lista (parziale e passibile di variazioni al minuto...) di pedatori che nel corso degli ultimi tempi, assecondati dalle larghe maglie della Fifa, hanno lasciato l'incerto per il certo. E' vero, c'era già un manipolo piuttosto consistente di calciatori che non avendo mai indossato alcuna casacca (riprendendo ciò che anticipavo), spesso per esubero di talento nel proprio paese, avevano cambiato sponda e per onor del vero questa moda che iniziò con i famosi oriundi sudamericani a cavallo tra gli anni 50 e 60, negli ultimi anni ha interessato ed attraversato diversi paesi. Prevalentemente brasiliani (ma non solo: anche argentini, uruguaiani, giocatori delle repubbliche sovietiche, jugoslavi...) e brasiliani sono quelli che rubano più l'occhio: dal mediano Donato del Deportivo che scelse la Spagna a Lulù Oliveira che praticamente si formò in Belgio, a Paulo Rink che divenne tedesco; rammentando 3 calciatori di metà e fine anni 90 si arriva ai giorni d'oggi, ove i verdeoro naturalizzati sono una moda sempre più invasiva. I più numerosi e qualitativamente parlando importanti sono loro: Deco e Pepe (in attesa di Liedson) per il Portogallo, Senna per i vicini spagnoli, Roger Guerreiro (Polonia), Marco (Mehmet) Aurelio (Turchia), Zinha e Leandro Augusto (Messico), Lucio Wagner (Bulgaria), Eduardo (Croazia), Emerson (Qatar), Francileudo Santos e Clayton (Tunisia), ed alcuni altri per arrivare ai recenti De Camargo (Belgio), Cacau (Germania), e le probabili new entry Amauri e Thiago Motta (Italia) ed Ederson (Francia). E se in altri sport ( vedi atletica ) sono i ricchi (paesi dell'area petrolifera) a rubare talenti ai poveri (Etiopia, Kenya, Eritrea ma anche qualche stato del Maghreb) nel calcio c'è un ribaltamento di ruoli alla Robin Hood che vede i paesi africani soffiare talenti ai benestanti europei (Francia in prima fila, ma anche Olanda, Belgio, Germania), per di più sottraendo elementi cresciuti e svezzati nel professionale mondo europeo per trapiantarli stabilmente nelle nazionali a sud del Mediterraneo. Tirando le somme, ecco la situazione attuale: si può cambiare nazionale purchè non si abbia mai giocato nemmeno un secondo in una gara ufficiale con la selezione maggiore ed infatti il tedesco Jermaine Jones ha scelto il team a stelle e strisce del padre, nonostante avesse 3 amichevoli nelle gambe con la Nationalmannschaft. Caduta l'ultima frontiera del limite dei 21 anni per decidere in che confine stare se già si era debuttato in una selezione giovanile, le amichevoli che valgono come un due di picche, l'unica barriera rimasta è la gara ufficiale con i grandi. Fino a quando? Beh, di questo passo c'è da aspettarsi di tutto ed a breve. Inseriranno una nuova norma che escluderà (come discriminante per rimanere "bloccati" con quella maglia) le gare di qualificazione alle fasi finali delle manifestazioni di modo che un altro velo sarà tolto e lascerà il calcio nudo in attesa dell'ultimo paletto che sarà, in ultima ratio, quello di poter "naturalizzarsi" anche se si è stati alle fasi finali di un torneo. Il cosiddetto minestrone totale, come già succede in molte altre discipline come l'atletica sopra menzionata (è un esempio, ma può avvenire in quasi tutti gli sport olimpici), sport nel quale si può partecipare al mondiale (o a una rassegna olimpica) con una casacca e all'olimpiade (o rassegna continentale) susseguente con un'altra sempre che vi siano 3 anni di "aspettativa". Ma non solo i petrodollari: tutte le nazioni hanno il-i loro scheletro-i nell'-negli armadio-i. Che lo sport tutto, sia in balia della confusione (corruzione) più totale, tra doping di ultima generazione, risultati pilotati, arbitri e giudici compiacenti, manager e procuratori insaziabili, politici e dirigenti famelici che lo sfruttano per biechi fini personali e nel complesso, persone che pur di avere visibilità e vile danaro userebbero ogni marchingegno per ritagliarsi un pezzetto di fama, è una certezza assodata. Prendiamo ancora è più dettagliatamente spunto dalla situazione italica per tracciare una linea riassuntiva. Vi sono sport nei quali pur di emergere sono stati compiuti degli assalti al buon senso e alla sportività (inteso come valore essenziale e profondo) che lasciano esterrefatti. Il calcio a 5 dei brasiliani d'Italia (scrissi già un pezzo in proposito), i quali pur avendo lontanissime (quando ci sono) origini nello "stivale" monopolizzano la nazionale alzandone conseguentemente di molto il livello, falsando le competizioni internazionali, intaccando alla radice il valore delle stesse e privando i pochi italiani di valore di avere qualche chance potenziale. Questo ha portato in dote parecchi piazzamenti di rilievo e qualche trofeo, ma la dignità dove è??? La nazionale di Rugby: qui si chiamano equiparati. Un folto gruppetto di argentini con cognomi italiani e non, accompagnati da un numero sempre crescente di Mac come iniziale di un cognome e Son come finale di un altro. Neozelandesi, australiani, sudafricani e qualche altro. Su trenta convocati, il 50 % non centra nulla col paese che rappresenta. Anche questo è l'escamotage utilizzato dalla F.I.R. per uscire dall'anonimato (o almeno così si sperava, visto che i risultati ancora stentano ad arrivare). Poi ci sono sport nei quali l'Italia ha sempre, o quasi, avuto un ruolo di prestigio, ma che negli ultimi anni hanno avuto diverse battute a vuoto. La pallanuoto, come accennato sopra, ricorrerà all'innesto di forze balcanico-mitteleuropee, ossia ungheresi, croati, serbi d'Italia, per risollevare le sorti del Settebello. Basta un passaporto e il giochino è fatto. Documento che stranieri normali ottengono dopo trafile e lungaggini inaudite, nel caso di sportivi atti a servire la patria il pezzo di carta è pronto in un batter d'occhio. Naturalizzati pronti e disponibili che, non trovando posto nelle loro nazionali, ma essendo ancora validi per fare la differenza nel nostrano settebello malato, potranno sfoggiare la loro nuova calottina magari alle olimpiadi di Londra 2012. Altri, seppur in possesso di passaporto italiano, ma essendo stati ancora in gara nelle fasi finali dei recenti mondiali di Roma, qualora optassero per l'Italia, per l'articolo 42 comma 2 della Carta Olimpica, non potrebbero andare a Londra. La norma recita che un atleta non deve aver servito sotto la precedente bandiera almeno per tre anni prima del giorno dell'inaugurazione dell'Olimpiade, che sarà il 27 luglio 2012 e quindi escluderebbe alcuni dei papabili (che militando, o avendo militato in Italia per più anni hanno ottenuto il fatidico documento) che hanno combattuto nelle semifinali dei mondiali maschili di waterpolo (Spagna-Usa e Croazia Serbia) appena oltre questa scadenza. La pallacanestro dovrà pur porre fine all'emorragia di talento e risultati e il solo Stonerook (naturaliazzato americano) non basterà; la pallavolo, non più coi lustrini di un tempo si avvierà su questa strada (già intrapresa peraltro: Zlatanov, Lasko, Travica), il baseball ci convive da sempre e l'hockey pista (fiore all'occhiello) sta perdendo sempre più posizioni e l'argentino Travasino prelude al...travaso imminente e copioso di argentini (potenza in questa disciplina). E poi vi sono sport che in Italia non hanno pedigree, come pallamano, hockey prato (tra gli altri...) che, troveranno giocatori dell'est nel primo caso e argentini (sempre facilmente naturalizzabili) nel secondo; come l'hockey su ghiaccio che per un periodo aveva trovato i canadesi-paisà giusti per urlare al mondo che nel Belpaese esisteva pure il ghiaccio oltre a sole, spiagge e mare. Il mosaico dell'Italia sportiva si completerebbe con una serie di figure negli sport individuali, ma non è il caso di dilungarsi oltre. E 'Italia, come detto pocanzi, non è la sola nazione che utilizza il cosmopolitismo sportivo, sia ben chiaro, diciamo piuttosto che ne abusa...! Il rischio concreto a cui si va incontro è che i paesi che hanno una grossa tradizione e produzione di talenti in una specifica disciplina, stati generalmente con un grosso numero di abitanti, oltre a vedersi sfuggire atleti come granelli fini di sabbia da un colino, paradossalmente, oltre al danno debbono subire la beffa del veder rafforzare altre nazioni contendenti. E quindi: i brasiliani, notevoli produttori di calciatori di qualità (ma anche pallavolisti) non riuscendo a "smaltirli" nella sola nazionale verdeoro, vista l'abnorme quantità, senza un deciso stop della Fifa, prima o poi si troveranno a fare i conti con una nazionale composta da brasiliani, non con la casacca giusta, e ironia della sorte, con rischio concreto di essere estromessi da un mondiale dai loro "simili" (come già avvenuto nel Futsal). E i cinesi da par loro vedono tanti Zhao, Liu e Hu impegnati nei tavoli di ping-pong di tutto il mondo sotto le bandiere più disparate. E gli australiani e neozelandesi nel rugby, gli yankees nel baseball e nel basket e così via gli esempi potrebbero essere molteplici. E' tutto il movimento olimpico e sportivo nel suo complesso che deve fermarsi a riflettere e porsi più di una domanda. E' in ballo la credibilità di tutto il sistema...!





















































martedì 7 luglio 2009


PENSIERI IN LIBERTA'!

Una lettura personale degli accadimenti calcistici di queste ultime settimane e alcune considerazioni generali sui temi più svariati.


Triste addio di Angel Cappa (allenatore) e di Eduardo Dominguez (difensore), tesserati dell'Huracan, e che in un finale di gara convulso hanno visto precipitare...il "Globo"...!






FINALE AL...VELE (Z) NO!

Il Clausura 2009 sembra idealmente serrare definitivamente una stagione nefasta per il calcio argentino in toto.
La nazionale di Maradona stenta più del dovuto e la scoppola in Bolivia è una lacerazione profonda nella storia dell'albiceleste.
La under 20, dopo essersi aggiudicata 5 titoli nelle ultime sette edizioni, terminando ultima nel girone che promuoveva 4 squadre ai mondiali di categoria di fine settembre in Egitto, vedrà il torneo iridato da casa.
La Copa Libertadores 2009 ha visto scomparire via via, una dopo l'altra, tutte le proprie rappresentanti: tre smarritesi già nella fase a gruppi (San Lorenzo e Lanus hanno chiuso ingloriosamente da fanalini di coda), il Boca fuori agli ottavi e il solo Estudiantes a salvare l'onore giungendo sino alla finale.
Tutto questo mentre i brasiliani portavano tutte le loro 5 compagini alla fase ad eliminazione diretta e 4 arrivavano sino ai quarti di finale (il 50% delle presenti).

Per chiudere in bellezza l'annata, ecco servito uno sconclusionato torneo interno (davvero imbarazzante e cervellotica la divisione in due con l'assegnazione del doppio scudetto, format oramai in atto dal 1991) nel quale dopo cinque gare, molte squadre blasonate, essendo con la testa nei tornei internazionali, fanno solo figura di comparse e l'ingarbugliata regola della media punti, rende parodistica la lotta salvezza.
Se a codesto minestrone addizioniamo una buona dose di violenza (dentro e fuori dai campi) ed una qualità generale deficitaria, il piatto è bello che servito.

C'è infatti da rabbrividire a leggere le rose delle squadre di Primera Division, tra oggetti smarriti del calcio europeo, vecchie glorie (e neanche tanto glorie) di ritorno e fallimenti colossali mestamente riclicatisi nelle 20 squadre che compongono questo semicampionato.
Se consideriamo che una possibile coppia d'attacco del Velez campione è composta da Larrivey e Rodrigo Lopez e una moltitudine di elementi reduci da autentiche debacle professionali (come citato) sono titolari indiscussi nelle rispettive squadre, immaginiamo facilmente che i giovani virgulti (che peraltro sono anche in discreto numero) non possano da soli innalzare il livello competizionale...tanto più che ci pensano i portieri ad abbassarlo prepotentemente.

Il finale più logico è stato quindi il Far West vissuto nel duello che (ironia della sorte) all'ultima giornata assegnava il titolo tra il Velez (poi divenuto campione) e l'Huracan (rimasto ingiustamente con le pive nel sacco) e nel quale è successo di tutto.
Tra errori arbitrali (in un senso solo: pro Velez), scazzottate, grandine e fulmini che hanno determinato una lunga sosta, recupero chilometrico, risse e sangue che sgorgava dalla testa di qualche giocatore e veleno che usciva dalla bocca di altri l'ultimo atto non si è fatto proprio mancare nulla.
E fu così che, per un gol...Martin (o meglio Angel)...perse la...CAPPA!!



IL MORSO DEL...DZEKO...!

La telenovela ha finalmente avuto il lieto fine più predevibile.
DZEKO IST UNVERKAUFLICH! Tradotto: Dzeko E' INVENDIBILE.
Parole di Marbach (direttore sportivo del Wolfsburg), firmate dalla dirigenza dei "lupi" e certificate e sigillate a doppia mandata dalla Volkswagen, fornitore ufficiale di grana.

La monotona tititera di Galliani è così stata spazzata via con un lauto aumento di ingaggio strappato dal bosniaco, il quale ha giurato fedeltà ai colori biancoverdi sventando il rischio di una pericolosa piega involutiva nella propria carriera, se mai la stessa avesse preso un'altra strada, lasciando una squadra forte e vincente come il Wolfsburg per trapiantare radici in un'altra, dimessa e in fase di ricostruzione come il Milan.

Le proposte indecenti dello "Zio Fester" (20 mln di euro) avevano toccato le corde del cuore dei più sensibili amanti del buon senso. Pensare che molti giornali davano...corda...a queste bizzarre ipotesi di mercato faceva largamente sorridere. Immaginare che il miglior attaccante under 23 (17-03-86: da poco superati i ventitre) del mondo, potesse valere quella cifra, oltremodo in considerazione delle transazioni che si erano succedute e che avranno luogo nel corso dell'estate, faceva accaponare letteralmente la pelle.

Come ha risposto un dirigente del San Paolo riguardo all'interesse del Milan per Hernanes (centrocampista) e Miranda (difensore centrale e presente nell'ultima vittoriosa spedizione in Sudafrica) : " Il Milan vuole pagare tutti e due quanto una cassa di banane".

Intanto però gli intenti di mercato dei rossoneri (al risparmio e mai mascherati) hanno già preso corpo con l'annessione alla propria rosa del gigante (in tutti i sensi) Onyewu, arrivato dallo Standard Liegi a parametro zero poichè in scadenza di contratto con i campioni belgi.



IL DITTATORE...FLOREN...TITO!

Vinte agevolmente le elezioni, il taumaturgo Florentino ha mantenuto fede alle promesse elettorali.
96 "kilos" per CR7, 67 (di cui 3 al San Paolo) per Kakà, 35 (più 6 di bonus vari) per Benzema e "solo" 15 per Raul Albiol. Totale alla cassa: 213 milioni di euro.
Qualcuno, anzi, più di qualcuno toglierebbe volentieri 100 numeri a quella cifra trasformandola in 113, come il numero riferito alla Polizia. Forza pubblica che sollevazioni popolari vorrebbero che intervenisse per fermare gli "scippi" dell' imprenditore edile madrileno.
Un album di figurine che si sta componendo e nel cui mosaico una parata di stelle sta già dimorando, ma ancora in attesa di completamento. Elogi e stima da parte della famiglia madridista (dai soci ai semplici tifosi), critiche roventi da tutto il resto del mondo calcistico e non.

Forse però, da spettatori esterni alle vicende del club, qui non si tratta di schierarsi pro Florentino o contro lo stesso. Il nocciolo della questione non è la moralità di tali audaci operazioni. L'analisi va piuttosto spostata altrove e capire se queste contrattazioni sono frutto della farina del proprio sacco oppure no.
E la farina in questa circostanza equivale al denaro.
L' enorme massa di soldi che è fuoriuscita, in realtà non è, e non era nelle capacità di Perez (nonostante l'ineffabile imprenditore edile sia stato nei gangli melmosi della politica, sempre utile in caso di necessità), bensì in quella delle banche che hanno garantito le transazioni grazie a coperture che il Madrid per la sua storia, per ciò che rappresenta per la Spagna centralista, popolare, nostalgica, imprenditoriale e Reale rappresenta. E Florentino, artefice del nuovo progetto e copiosamente coperto dagli ambienti politici (mondo a lui familiare come suggerito) è il braccio armato della guerra stellare scatenata dalle meringhe ai separatisti catalani.
Tutto ciò però, per le proporzioni raggiunte, e per il fatto che sia un ente esterno al club a favorire il gettito di soldi, risulta una primizia nel panorama calcistico europeo.

Ma la questione più buffa, è che tutti i giornali madrileni (gli sportivi Marca ed As in primis) si sfreghino le mani per questo aggressivo mercato assolutista che sposta visibilmente l'ago della bilancia della Liga sempre più verso un duopolio stile anni 80 che mortifica il campionato spagnolo, gratificato invece da questi ultimi 12-15 anni di distribuzione di valori che ha permesso a molte compagini di emergere sia nel panorama casalingo che in quello forestiero.
La realtà che si prospetta è che la qualità della Liga andrà ancor più a scemare
(un ultimo anno davvero incolore) riconducendo la mente ed i ricordi a quei famosi anni 80 sopra menzionati, nei quali andare a giocare al Bernabeu era sinonimo di morte sicura (e spesso anche violenta...!) e l'uso del pallottoliere era d'uopo.

Forse una regolamentazione Uefa (e Fifa) che consenta un tetto alle spese ed agli ingaggi, che imponga un numero fisso di giocatori da inserire nelle rose (chessò, 25...), che obblighi ogni club ad inserire nel roster il 25% di calciatori nati nel vivaio, che obblighi altresì i club ad un 40% di giocatori nati in quello stato (non che siano diventati residenti...bensì nati), che restringa il periodo dei movimenti di mercato, che redistribuisca in egual misura i proventi dei contratti televisivi dei rispettivi campionati, che imponga ai giocatori di rispettare i contratti impedendo di subire il fascino dei top team e che limiti il raggio d'azione e di potere dei procuratori, potrebbe essere un primo passo per riequilibrare e normalizzare fattori che al momento paiono inesorabilmente impazziti.


Centra

TEMPO CHE SE NE VA..!

Tra tutte le migliorie che la Fifa pretende di apportare al un football moderno (e che non staremo a ricordare perché risapute),sempre più veloce, tecnologico,
disputato, catalizzatore di danari, e televisivo, mi sembra che ci sia un aspetto che meriti maggiore attenzione di quella prestatagli dagli organismi internazionali e la mancanza di inclusione nella lista delle cose da cambiare (o modificare) da parte di questi ultimi mi lascia alquanto stupefatto.

Pallanuoto, pallacanestro, pallamano, hockey (pista, ghiaccio, prato), insomma tutti i maggiori sport di squadra che prevedono l'orologio come elemento primario nella determinazione temporale dell'evento, adottano il sistema del tempo effettivo.
Solo rugby, e per l'appunto football, non lo prevedono.
Eppure la soluzione, oltre che democratica ed anti-furbi, sarebbe di facile realizzazione.

Stabilito un minutaggio che potrebbe oscillare tra i 25 ed i 30 minuti per ripresa (statisticamente varia in rapporto alle latitudini geografiche: in Inghilterra si gioca di più che in Italia ad esempio...), schermi giganti per pubblico e calciatori, tabelloni a bordo campo e qualche giudice ad hoc a certificare, cronometrare ed organizzare il tutto, materializzerebbero un sogno che coltivo da tempo: quello di seguire gare regolari e quanto più possibile scevre da oziose perdite di tempo. Qualcuno obietterebbe che un match di calcio, del quale stante l'attuale regolamentazione se ne conoscono pressoché i limiti temporali, rischierebbe di avere scadenze differite l'uno dall'altro, creando disagi agli spettatori.
Mi chiedo: ma i "clienti" degli altri sport sono marziani o vivono e si mischiano a noi calciofili?
Se uno spettatore di basket mette in preventivo che il finale è tutto da scrivere, perchè uno spettatore di football non lo debba fare, tanto più che oramai con i campionati nazionali spalmati su più giornate non c'è nemmeno più il rischio di mancanza di uniformità. E poi, di quanto ritarderebbe il finale del 95% delle gare? Si andrebbe dai 15 ai 30 minuti al massimo, non di certo una sottrazione eccessiva alla libertà delle persone.

Nelle coppe europee il rischio di vedere allungate le gare c'è dalla fase ad eliminazione diretta e dall'introduzione dei tempi supplementari. Stessa cosa nelle competizioni per nazionali e quindi i palinsesti sono già abituati e flessibili ad ammortizzare eventuali dilazioni nella durata delle partite.
Si tratta di mettere banalmente mano ai vetusti e disarmonici regolamenti e apportare una modifica equanime, quanto essenziale.

Gli arbitri infatti, per non saper nè leggere nè scrivere, concedono al massimo i canonici 5 minuti di recupero. Con i sei cambi effettuati e qualche interruzione è una regola. Raramente si è visto concedere 6 minuti.
Un minutaggio abbondantemente superiore è dovuto esclusivamente a fattori poco abituali come lunghe interruzioni derivate da gravi infortuni, intemperanze del pubblico, intemperie atmosferiche o guasti agli impianti di illuminazione che possono generare lunghe pause.

A meno di catastrofi non si va mai oltre i 300 secondi quindi!
Gli smaliziati giocatori di tutte le categorie, di tutte le età e di tutti (non tutti per fortuna) i luoghi della terra lo sanno, ed a turno (a volte si è vittime, altre carnefici) sperimentano quella che è un'autentica e farsesca messa in scena dei 15, 20, 25 e più minuti finali con rimesse laterali che durano 40 e più secondi, calci dalla bandierina del corner che non partono mai dal piede, falli veniali dai quali per ripigliarsi servono quantomeno un paio abbondante di minuti, finzioni, sceneggiate, proteste, cadute improvvise al suolo causa fantomatici crampi e rinvii dei portieri che per preparazione ricordano il lancio dello shuttle nello spazio.
Insomma: un campionario di stratagemmi utili alla causa che si perora.

Alcune popolazioni del globo sono poi parecchio dotate di talento nell'esercitare questa nobile e redditizia arte pallonara. Se nel nord Europa la parola vergogna ha ancora un significato, nel resto del mondo, ed in particolar modo nei paesi latini, e addentrandoci ancor più, nei paesi latino-americani, l'abuso di questa pratica rende scontata e sempre più urgente l'adozione di questa misura cautelativa atta a scongiurare queste azioni parassitarie che mirano alla ricerca costante del "gioco" con il cronometro.
30 minuti di tempo effettivo, e gente a caso come...Cevallos (portiere dell' LDU Quito e della nazionale ecuadoriana)...rischierebbe attacchi coronarici apprendendo la notizia dell'avvenuto rinsavimento degli organi direttori del football mondiale.
Vabbé che il vecchio Cevallos è a fine carriera, ma numerosi emuli non mancano...!